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Archive for the ‘traduttore’ Category

Volunteer Translation Opportunities

{ “Sehr geehrte Damen und Herren, übersetzt werden müssen aus einer deutschsprachigen Excel-Datei Zielsprache Schwedisch 5000 Wort in der Zielsprache. Allerdings sind nicht mehr als 2 Cent/Wort inkl. Steuern (oder als Hobby) zahlbar. Termin wäre der kommende Montag.”

“Buongiorno, dobbiamo far tradurre un foglio Excel dal tedesco allo svedese per un totale di 5000 parole (lingua di arrivo). Purtroppo non possiamo pagare più di 2 centesimi a parola, IVA inclusa (oppure inquadrato come hobby). Consegna entro lunedì prossimo.”

Nonostante le apparenze, questa non è una barzeletta. È la richiesta di un cliente, finita nella casella postale di un collega traduttore professionista tedesco.

Stefano ha creato e lanciato la pagina Volunteer Translation Opportunities che raccoglie alcuni siti di Associazioni Senza Scopo di Lucro internazionali che sono sempre in cerca di traduttori volontari, cioè persone che traducono per loro gratuitamente, senza chiedere né aspettarsi un compenso in moneta. Stefano e io siamo convinti, insieme a molti altri colleghi vecchi come noi, che tradurre gratuitamente come volontari sia uno dei metodi con cui i giovani di oggi – oppure chi aspira a immettersi nel mercato delle traduzioni come freelance – possono fare pratica e quindi accumulare anche in questo modo l’esperienza necessaria per considerarsi, da un certo punto in poi, professionalmente competenti.

La pagina per le traduzioni volontarie attira ogni giorno moltissimi fan. Ma anche alcuni oppositori. Tra cui chi sostiene che quello che si ha imparato e fatto all’università sia sufficiente per dirsi competenti e chi sostiene che in nessun caso si possa tradurre gratuitamente, perché sempre di lavoro si tratta.

La prima osservazione, che sarebbe sufficiente un diploma o una laurea, non la prendiamo in esame. Chi è convinto di ciò ha i propri motivi per esserlo nonostante sia palesemente in contrasto con il buon senso. I principi su cui si basa la competenza professionale si trovano in giro per internet. Dovrebbero essere insegnati all’università, o meglio ancora, già durante il percorso delle scuole superiori: accumulare conoscenza, esperienza di vita, pratica e attitudini adeguate alla professione.

La seconda osservazione merita, secondo noi, una riflessione più approfondita.

Chi si impegna per associazioni senza scopi di lucro, non desidera essere pagato in moneta. Non lo desidera, perché si ritiene pagato in altri modi. Per il volontario, la realizzazione degli scopi dichiarati dall’associazione stessa, è la prima forma di ricompensa: il miglioramento della società di cui egli stesso fa parte. È una ricompensa di tipo collettivo. La seconda ricompensa, di tipo individuale, è la possibilità di accumulare esperienza di vita e di esperienza pratica lavorativa. In altre parole, nessun volontario sta lavorando gratis: sceglie consapevolmente una ricompensa non monetaria per il proprio lavoro.

La richiesta citata all’inizio di questo articolo non proviene dal mondo del volontariato, ma da quello dei rapporti lavorativi e commerciali tra aziende e professionisti. In tale ambito, il budget messo a disposizione dal cliente è irrealistico. In realtà, il tipo cerca qualcuno che sia disposto a lavorare per lui, per una somma simbolica. Sembra accontentarsi anche di un hobbyista. Come se il lavoro e il tempo dell’hobbyista, e di conseguenza anche il prodotto finale, avessero un valore simbolico.  Che speri di trovare il professionista e non l’hobbyista, nonostante quel prezzo simbolico, è chiaro.  Le espressioni “prezzo tasse incluse”; “consegna lunedì prossimo”; “pago 5000 parole testo finale” (a prescindere quindi dalla quantità realmente da tradurre o tradotta), appartengono tutte al gergo dei traduttori professionisti.

Abbiamo quindi un cliente in cerca di un lavoratore che si accontenti di una cifra simbolica per il lavoro che svolgerà. Che accetti quindi anche di assumersi tutte le responsabilità implicite al fatto stesso di aver accettato una ricompensa in moneta.

Nulla vieta di accettare distorsioni della realtà e manipolazioni piscologiche di questo genere. Si può fare anche in questo caso lo stesso identico ragionamento n° 2 del compenso per il lavoro volontario. Anche il lavoro sottopagato permette di accumulare pratica. Il traduttore che decide di accettare per questo motivo, è pienamente consapevole di regalare il proprio tempo, il proprio ingegno e i propri soldi a un soggetto che lucra sul suo lavoro. È pienamente consapevole anche di assumersi tutte le responsabilità che sono implicite negli accordi commerciali. Non ha nessunissima importanza quanto sborsa un cliente: se sborsa anche 1 solo centesimo, ha il diritto – anche legalmente parlando – di pretendere dal proprio fornitore/collaboratore che costui si assuma tutte le responsabilità per le rogne che deriveranno eventualmente dal lavoro che ha svolto e il prodotto che ha fornito.  Quindi, chi accetta per propria scelta proposte commerciali come quella illustrata qui sopra, sa che si assume delle responsabilità nonostante il prezzo simbolico.

Si può anche scegliere di fare pratica regalando i propri soldi e tempo ad aziende che dimostrano, con i loro budget irrealistici, comportamenti manipolativi e ragionamenti distorti, di non farsi nessun tipo di scrupolo pur di mettere tutto il guadagno, il nostro compreso, nelle loro tasche. Ma è una scelta che non può durare troppo nel tempo, a livello individuale, né troppi la dovrebbero fare. Perché se dura troppo a lungo e troppi individui persistono in questa scelta, il concetto di competenza professionale perde inevitabilmente il suo vero significato e valore umano, sia a livello individuale, sia a livello collettivo.  Gli effetti collaterali devastanti della crisi economica o finanziaria – come la si voglia chiamare – li favoriamo anche noi, se non ci rendiamo consapevoli di questo.

Chi sceglie di investire un po’ del proprio tempo e lavoro a favore di un’associazione di volontariato, oltre ad accumulare esperienza e fare pratica come investimento nel proprio futuro professionale, sa anche che le responsabilità sono molto limitate, proprio perché ha lavorato volontariamente, cioè senza quel prezzo che in un rapporto commerciale trasferisce automaticamente una serie di responsabilità su chi svolge il lavoro per il quale l’altro paga. Ogni investimento costa. Possiamo fare in modo che sia il migliore possibile, sia per noi stessi, sia per la collettività.

Frauke & Stefano

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Riceviamo da Sabrina Tursi e pubblichiamo volentieri:

Workshop che si terrà a Pisa l’8 ottobre prossimo.

Una giornata dedicata agli aspetti legali che ineriscono all’attività del traduttore professionale e agli accorgimenti da adottare per affrontare i  vari problemi che si possono presentare di volta in volta:

  • Com’è inquadrata giuridicamente la professione del traduttore, quali  sono le tipologie di contratto possibili, quali sono i diritti e degli obblighi scaturenti dagli accordi intercorsi con i committenti?
  • Come si fa a tutelarsi prima durante e dopo l’espletamento della prestazione professionale?
  • Ci sono accorgimenti che è possibile adottare per stare tranquilli?
  • E cosa succede se non mi pagano, come faccio a recuperare il credito senza dover subito ricorrere a un avvocato?
  • E se sono io a sbagliare?
  • Fino a che momento possono a ragione contestarmi una traduzione?

Queste ed altre le domande cui risponderà Pietro Gustinucci, avvocato del Foro pisano, che terrà il corso dell’8 ottobre prossimo a Pisa.

Trovate tutte le info e il modulo di iscrizione qui.

Sabrina Tursi

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{ Su Langit e altrove si è svolta (e si sta ancora svolgendo) in questi giorni una discussione sulla base di un articolo di Chiara Santoriello “I vantaggi derivanti dall’istituzione di un Ordine Professionale” pubblicato su La Nota del Traduttore il 18 aprile del 2005.

E’ stato citato anche il trafiletto di Altrinit del 2008 che si riferisce ad un fatto del 2007 e una sua rassegna stampa di notizie che riguardano sia la riforma degli ordini, sia le vicissitudini dei traduttori ed interpreti dei tribunali.

Gianfranco Manca ha dedicato un sito alla questione:  www.albo-si-albo-no.org , ma mi sembra che vada comunque ben oltre la mera questione di  “albo si o no”.

E’ da giorni che cerco di capire perché sono allergica alla parola “albo” messa insieme con “traduttori”.  Esistono fin troppe buone ragioni razionali per non abbinare queste due parole, ma ce ne deve essere una fondamentale che non sono ancora riuscita a trovare.  Quindi mi limito a segnalarvi la discussione, gli articoli e il sito.

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{ Trovare in rete esattamente quello che cerchi, in meno tempo possibile è importantissimo per un traduttore freelance. La velocità e l’accuratezza dei dati trovati (non solo in rete) sono di vitale importanza per il processo stesso di traduzione: per il processo verso l’esterno (la consegna puntuale di un testo accurato al cliente) e per i propri conti economici.

Tempo fa mi è capitato di parlare con una principiante che ha già un buon parco clienti, tutti diretti e prezzi medio-alti. A parità di fatturato e parlando esclusivamente delle traduzioni, questa giovane collega spende una quantità di ore pari al triplo del tempo che dedico io alle traduzioni. È normale. È una delle differenze tra un traduttore con esperienza e uno che la deve ancora accumulare.

Per abitudine parliamo sempre delle nostre ricerche in rete. In realtà dovremmo spostare l’accento sul verbo trovare. In mancanza di dizionari, molti di noi che lavorano con lingue particolari devono trovare le parole giuste per forza in rete. Anche chi usa i dizionari fa bene a cercare conferma in rete di quello che trova su carta. Il linguaggio della rete è quello parlato (scritto) direttamente dagli autori. Per questo è molto più vivo del linguaggio dei dizionari.

Ho creato questo post appositamente per i principianti. La mia è una descrizione semplificata: molte sono infatti le situazioni reali in cui la ricerca si complica (anche molto!), ma questo è il metodo base. Parte dall’esempio concreto di due manuali da tradurre che accompagnano un macchinario con un nome mai visto né sentito prima. Descrive, semplificando, il processo attraverso il quale un traduttore, cercando e trovando le parole giuste, familiarizza con l’argomento del testo che sta traducendo.

Le basi della ricerca online

Una mattina riceviamo la richiesta di tradurre il manuale di una Abbeermaschine oppure di un Bioreaktor, argomenti di cui non ci siamo mai occupati. Accettiamo l’ordine, che prevediamo di iniziare domani, perché oggi dobbiamo ancora finire il nostro Pensum quotidiano. Al pomeriggio, terminati tutti gli impegni, ci facciamo un bel bicchiere di tè alla menta e ci lanciamo in questa nuova avventura.

Apriamo il file da tradurre e iniziamo subito dalla pagina di copertina, dove troviamo le due informazioni più importanti: il nome della macchina, che ci rivela l’argomento di cui ci dovremo occupare e il nome del costruttore. Se nel manuale troviamo anche l’indirizzo Internet, iniziamo subito con una visita al sito web. Spesso infatti si tratta di multinazionali con rappresentanze anche in Italia, quindi è possibile che il sito web del costruttore sia multilingue (eventualmente può anche aiutare il francese). In questo caso possiamo dare un’occhiata per esempio all’elenco dei prodotti, per vedere se c’è qualche descrizione in italiano di un prodotto simile a quello che dobbiamo tradurre.

Se il costruttore non ha un sito Internet o se non troviamo nulla di interessante, dobbiamo innanzitutto scoprire come viene chiamata in italiano questa macchina. Nel caso nel Bioreaktor è abbastanza facile capire che si tratta di un bioreattore, ma per una conferma andiamo a controllare sul sito Wikipedia in tedesco per vedere se c’è il corrispondente italiano:

Visto che c’è, apriamo la pagina di Wikipedia in italiano sul bioreattore e la leggiamo, in modo da iniziare con un’infarinatura generale e familiarizzare subito con i primi termini specifici che sicuramente incontreremo nel testo.
Una Abbeermaschine, invece, non l’abbiamo mai vista, quindi dobbiamo fare un po’ di ricerche. Se non abbiamo il dizionario di agricoltura sottomano, cerchiamo in altre fonti online e scopriamo che dovrebbe trattarsi di una diraspatrice:

Visto che quasi tutte le fonti ci danno lo stesso risultato, che sul dizionario d’italiano alla voce diraspatrice c’è scritto “Macchina per separare gli acini dell’uva dai raspi” e che il cliente si occupa di macchine per viticoltura, possiamo essere abbastanza certi che si tratti proprio del nome che stiamo cercando.

Partendo proprio dal nome del prodotto, facciamo ora una ricerca su Google per vedere se esiste un manuale in italiano di una macchina simile, costruita per esempio da una società italiana, e inseriamo nel campo di ricerca la stringa manuale+bioreattore o catalogo+bioreattore o manuale+d’uso+diraspatrice o listino+diraspatrice filetype:pdf o qualsiasi altra combinazione che riteniamo opportuna (ricordo che il segno + tra un termine e l’altro significa che vogliamo documenti in cui ricorrono tutte le parole della chiave). Come si vede dall’ultimo dei suddetti esempi, a queste chiavi possiamo aggiungere anche il parametro filetype:pdf per limitare eventualmente la ricerca ai soli documenti PDF (formato classico di un manuale). In alternativa possiamo cercare diraspatrice+nome_del_costruttore, per vedere se esistono siti italiani che già parlano del nostro prodotto.

Per vedere se esiste un glossario sull’argomento nella nostra combinazione linguistica, possiamo inserire la chiave +bioreattore+bioreaktor o anche +glossario+bioreattore+bioreaktor. Con il segno +, anche in questo caso limitiamo la ricerca ai soli documenti in cui ricorrono tutti i termini (come appunto è il caso di un glossario bilingue):

Come si vede dallo screenshot, esiste un glossario online multilingue sull’argomento che possiamo quindi subito salvare nei Segnalibri del browser in modo che sia disponibile quando poi lavoreremo sul testo.

Dopo aver scaricato i nostri manuali, glossari e tutta la documentazione che riteniamo interessante, ritorniamo al manuale che dobbiamo iniziare a tradurre domattina e scorriamo in basso al capitolo che parla del funzionamento o della descrizione della macchina. Di solito si trova abbastanza avanti, dopo tutte le avvertenze di sicurezza. Anche questo è un passo importante, perché di solito nella descrizione ricorrono molti dei termini specifici che dovremo poi tradurre.

Confrontando il materiale appena scaricato con questa descrizione contenuta nel nostro manuale, possiamo spesso individuare già la traduzione di alcuni termini, che andremo così a scrivere per esempio in un nuovo file di testo sul desktop pronto da essere consultato il giorno dopo. Durante questa fase è bene cercare sempre ulteriori conferme online di quello che pensiamo possa essere il traducente corretto.

Così facendo, inoltre, abbiamo iniziato ad assimilare – quasi inconsapevolmente – il linguaggio specialistico tipico del settore, entrando pian pianino nell’argomento. Il mattino dopo possiamo così iniziare il nostro lavoro con maggiore tranquillità e fiducia.

Riassumendo

  1. Aprire il file da tradurre (copertina: costruttore & nome della macchina)
  2. Visitare il sito del costruttore
  3. Trovare il nome corretto della macchina in italiano
  4. Cercare documenti in italiano di macchine simili
  5. Cercare eventuali glossari
  6. Confrontare i documenti scaricati con il manuale da tradurre (solo il capitolo Descrizione e/o Funzionamento)
  7. Individuare la traduzione dei principali termini
  8. Non fidarsi di un’unica fonte, ma cercare ogni volta conferma
  9. Annotare tutto e salvare sul desktop a portata di clic

Stefano

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Segnalazione e richiesta veloce

Questo è il blog di Laura Dossena: http://www.minimoblog.it/.  Leggendolo, si scopre che Laura traduce dall’inglese dei post per un blog che nulla ha a che fare con le traduzioni, ma tutto con lo stile di vita minimal:  http://www.ilmacminimalista.it/.

Oggi apro la nostra pagina in facebook La Rassegna e trovo questo:  http://paroleaperte.blogspot.com/2010/12/da-dove-vengono-le-idee.html.

Gli autori, Alessandra Repossi e Francesca Cosi hanno tradotto un articolo di Seth Godin (http://sethgodin.typepad.com/seths_blog/2010/11/where-do-ideas-come-from.html)

Ci segnalate per favore le (vostre) traduzioni regalate alla rete? Nei commenti sotto questo post oppure con un messaggio a frauke@italianolandese.com.  Aggiungeremo una pagina fissa a questo blog con estratti delle traduzioni regalate, di cosa parlano e da quale blog e autore provengono.

Frauke

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{ Conosco una lingua straniera. Posso diventare traduttore?

Questa domanda è apparsa in varie forme sulla pagina in facebook, ma appare da sempre anche nelle mailing list per traduttori. E’ una delle molte domande che si pongono coloro che studiano lingue quando devono decidere che strada percorrere.

Sono costretta a rispondere a questa domanda in base alla mia esperienza personale. Ventisei anni di lavoro di cui undici come freelance traduttrice non sono pochi, ma non bastano a nessuno per dare risposte univoche o valide per tutti. Rispondo quindi a modo mio, con pensieri miei, che ho maturato soprattutto nell’arco degli ultimi dieci anni, sia traducendo come freelance, sia parlandone moltissimo con colleghi e clienti.        

Chi conosce una lingua straniera oltre alla propria madrelingua può ovviamente diventare traduttore. La risposta è quindi si, puoi diventare traduttore, purché distingui fin dall’inizio, tradurre da guadagnare soldi traducendo. Sono due competenze diverse con due diversi processi di crescita; due diversi percorsi personali.

Prima si diventa traduttori, poi freelance. Pretendere di diventare entrambi nello stesso identico istante o con lo stesso identico percorso, non è logico, per un semplice motivo. Per poter guadagnare dei soldi, bisogna avere qualche cosa di specifico da offrire alle aziende disposte a pagare quella cosa specifica. Un disegnatore, sa disegnare. Un copywriter sa scrivere. Le aziende assumono chi sa scrivere o chi sa disegnare o chi sa una lingua straniera. Assumendo un giovane disegnatore, l’azienda è disposta, per motivi suoi economici, a far crescere quel giovane all’interno dell’azienda, sotto la sua protezione, supervisione e responsabilità. L’azienda ha il suo tornaconto: lo modella a seconda delle sue esigenze (e inizia con uno stipendio più basso che aumento col tempo, con l’esperienza).

L’azienda si rivolge al freelance invece, quando ha un problema momentaneo da risolvere. Deve trovare la persona giusta che gli risolve quel problema, in quel momento, nei migliori dei modi e al prezzo giusto. Il freelance fa quindi il caso suo: è una figura professionale già cresciuta, che ha maturato le proprie specifiche competenze per conto suo. Il freelance si distingue inoltre da un dipendente, non perché sa tradurre  o sa disegnare, ma perché ha maturato una competenza che i dipendenti fissi non hanno e non maturano: sa immedesimarsi nelle esigenze di un cliente qualunque che non conosceva fino al momento dell’incontro specifico. La capacità di saper valutare il contesto in cui si inserisce un problema di un cliente, determina il valore economico di un servizio prestato da un freelance. La sua specifica competenza – quella di saper tradurre – passa in terzo piano; diventa scontata, quasi totalmente ininfluente nella scelta di un freelance o di un altro.  

Che strada percorre allora una persona per diventare innanzitutto un traduttore?   

In primo luogo, quella dello studio. Se non ami studiare; se non sei un appassionato della tua madrelingua in particolare, né delle lingue in generale; se scrivere non ti attrae; se detesti la grammatica e l’analisi logica di qualunque lingua; se non ti piace leggere e ti spaventano i soggiorni lunghi all’estero, allora diventare traduttore non fa per te. Se non ti attraggono le culture diverse dalla tua; se rifiuti i gusti diversi; se non ti definisci curioso e non hai un particolare senso per le sfide o per risolvere i problemi tuoi, quelli degli altri, e quelli in generale, allora non sei nato per fare il traduttore.

In modo particolare, nella pratica, tradurre per mestiere equivale a studiare per soldi. Tradurre è concentrarsi dalla mattina alla sera su contenuti, parole, significati che non conosci o che non fanno parte della tua vita privata e personale. E’ occuparsi, scrivendo, delle esigenze altrui. E’ leggere, comprendere e ri-esprimere, testi scritti da altri. E’ immergersi in contesti di vita e di lavoro a te estranei con il solo scopo di capire un determinato contenuto che tu dovrai ri-scrivere in quel preciso momento nella tua lingua, con parole che non sono tue

Tradurre è comprendere. Sia i testi che il loro contesto economico. La tua conoscenza della lingua straniera dovrà quindi diventare tale da poter escludere ogni interpretazione sbagliata. Tale da saper decidere di volta in volta se sei in grado o meno di comprendere un testo fino ad un punto tale da saperlo ri-esprimere, ri-scrivere nella tua lingua, con più o meno la stessa cognizione di causa con cui è stato composto e scritto dall’autore. Tale da saper discernere tra gradi di difficoltà, tra uno stile e l’altro, tra i vari contesti pratici, reali ed economici in cui si collocano i testi di cui si servono le aziende.     

Tradurre è scrivere. Puoi essere un asso nel capire tutte le sfumature di una lingua straniera, espressa in tutte le sue forme (scritte), ma se non sei disposto a diventare innanzitutto un esperto scrittore della tua lingua, tradurre non fa per te. Diventare traduttore è prepararsi a dover diventare lo scrittore versatile di altri, accettando una serie di limiti alla tua libertà e creatività personale: non inventerai né storie né trame; non userai il tuo stile. Dovrai imparare a scegliere lo stile che più si addice al contesto economico, allo scopo e al lettore dei testi che dovrai tradurre. Potrai decidere fin dall’inizio di limitare i campi in cui diventare esperto, ma dovrai in ogni modo essere disposto a dover esplorare sempre campi nuovi.   

Dovrai imparare a prendere da solo tutte le decisioni inerenti al processo di traduzione: le decisioni rispetto alle scelte di parole, frasi, testi, stili. Dovrai accettare fin dall’inizio che la strada, lunga e lenta, da percorrere per acquisire le conoscenze e le esperienze che ti faranno diventare un traduttore consapevolmente competente, è lastricata soprattutto di errori e di dubbi che dovrai elaborare e pagare da solo. Decidere consapevolmente di fronte ad ogni problema (parola, frase, stile) quale sia l’unica soluzione corretta da adottare, include acquisire di caso in caso i dati necessari e saper ragionare in modo logico.

Tutto questo si impara indossando, di giorno in giorno, i panni del traduttore. Non necessariamente guadagnando dei soldi traducendo. Puoi tranquillamente fare mille mestieri. Basta non dimenticare mai che il tuo scopo è quello di diventare traduttore. C’è anche chi fa il percorso inverso: inizia la propria vita di studi e di lavoro su una strada lontana dalle lingue. Quella strada lo porta magari a conoscere una lingua straniera, a conoscere molto bene un campo specifico e ad imparare a scrivere molto bene la propria lingua. Un giorno scopre di aver fatto il percorso del traduttore. Entrambi possono diventare freelance. Purché siano disposti ad accettare che di un nuovo percorso di crescita personale si tratta, con una serie di problematiche sconosciute, da imparare a risolvere nei migliori dei modi. Da soli e per se stessi.     

Frauke

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{ Oggi ho conosciuto una collega. Traduce da 15 anni. Non è italiana, la sua lingua è una di quelle quotate come “normali” europee. Non conosceva Langit, non conosceva la pagina in fb, conosceva un po’ ProZ. Aveva un disperato bisogno di parlare con una collega straniera in Italia come me.

E’ arrivata all’esaurimento nervoso. Fattura 2000 euro al mese, per i quali lavora 10-12 ore al giorno. Guarda con invidia chi pulisce le scale nel suo palazzo. I suoi clienti sono 10, tutte agenzie italiane, e queste 10 agenzie le procurano quei 2000 euro al mese.

Quando io lavoro in condizioni normali – non ora che regna ancora la crisi – ho 1 lavoro al mese che, da solo, mi da una fattura di 2000 euro. Quel lavoro è tecnico, perché quello è il mio cavallo di battaglia, mi costa poco tempo. Mi lascia tutto il tempo necessario per poter aiutare tutti i clienti che ho – ora più o meno 40 (che alla luce della crisi sono poi risultati troppo pochi), qualunque cosa mi chiedono. Per cercare dei traduttori con lingue rare per una delle mie clienti, ho impiegato varie ore nelle ultime giornate. Queste ore sono “comprese” nel mio prezzo a parola…E’ quel tempo che mi rimane chiedendo un prezzo a parola che mi permette di essere a disposizione sempre, di tutti i miei clienti. Per questo non faccio eccezioni sui miei prezzi, per nessun motivo. Il mio prezzo può sempre essere più alto, mai più basso.

Il commercialista di questa collega le ripete, da tre anni ormai, che non è “congrua” e che di conseguenza DEVE AUMENTARE I SUOI PREZZI. Questa volta non lo dico io, ma un commercialista. Questa ragazza (per modo di dire) è il classico esempio di come NON si lavora quando si è freelance, ma lo ha detto lei, non io:

Рper sapere che prezzi chiedere, si ̬ affidata alle sue agenzie, le quali puntualmente le hanno confermato che il prezzo che pagavano a lei, lo pagano a tutti i suoi colleghi

– invece di fare il suo prezzo, accetta quello che "offre” l’agenzia

Рda anni non aumenta i propri prezzi perch̩ ha paura di perdere quei pochi clienti

Durante la nostra telefonata, ha deciso che:

-.Cambierà istantaneamente il proprio CV

– per un mese o due fatturerà un po’ di meno, per dedicare quel tempo a cercare altri clienti, anche all’estero (traducendo 10 ore al giorno ovviamente non può cercare anche clienti)

– a quei nuovi clienti chiederà un prezzo equivalente al doppio di quello che lei sta usando ora

– ad ogni cliente nuovo che troverà, ne eliminerà uno dalla vecchia lista, a partire da quello con il prezzo più basso oppure da quello che le piace di meno di tutti. (Fare una lista con un punteggio tipo “mi piace” o “non mi piace” come mi tratta, è molto utile in questi casi)

-cambierà completamente ottica. Se vuole continuare a tradurre, deve imparare subito a combattere la paura di perdere clienti o lavori,  negoziare con i clienti, e dire/esprimere/decidere  cosa offre esattamente per questo suo prezzo (dato che al 90% le diranno che “nessun collega là fuori chiede quei prezzi signora”).

– Inizierà a cercare un collega con cui lavorare in tandem in modo da poter offrire ai clienti, quando necessario, dei testi revisionati (revisione compresa nel prezzo).

L’alternativa è andare a pulire le scale, perché in questo momento guadagnerebbe il doppio di quanto guadagna ora traducendo. E questo lo ha detto lei, non io. 

Frauke

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