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{ Qual’è l’iter per chi da laureato in lingue vuole diventare traduttore?

Altre fonti: k-kommunika

Appena laureati andrei a fare qualunque cosa (letteralmente) tranne che tradurre come libero professionista. Provare per credere: qualunque esperienza, di vita o di lavoro, contribuisce alla consapevolezza di cui ha bisogno un traduttore per porsi anche come imprenditore di se stesso e per non incappare in errori di traduzione per mancanza di esperienza (di vita!!!).

L’unico posto dove andrei di volata se fossi appena laureata e mi ci prendessero, è il Parlamento Europeo. Lì sì che si fa esperienza – uno – e -due- essere accettati tra i traduttori del parlamento, significa crearsi una marcia in più rispetto ad altri direttamente in partenza.

 
Porre il sogno nel cassetto e coltivarlo: leggendo, viaggiando, seguendo i traduttori professionisti in internet, sulle loro liste e forum. Se capita un’occasione, ricordarsi che bisogna SEMPRE chiedere un prezzo da professionista, anche se non lo si è ancora in realtà. Bisogna farsi poi aiutare (= correggere) da un esperto, pagandolo. Ovviamente bisogna informare di questo il proprio "cliente" anche se "cliente" non lo si può ancora chiamare.

Porre mille domande al "cliente": a cosa gli serve esattamente quella traduzione. Valutare se è il caso di indirizzarlo ad un professionista o no. Non accettare occasioni "perché è l’unico modo per farmi esperienza". Occasioni si, ma con prudenza. Sempre sentire l’opinione di un esperto prima di dare risposte. I clienti si ricordano più facilmente di chi ha dato un buon consiglio (= fatto gli affari "loro") che non di chi si è "barcamenato" pur di farlo da se.

In giro per internet, oltre a su questa pagina, ne troverete molti, di professionisti con una decina di anni di esperienza. Sentitevi liberi di leggere i loro profili, di leggere loro e di chiedere loro direttamente dei consigli quando ne avete bisogno nella pratica.
L’ostacolo principale, percepito come tale dalla maggioranza delle persone che vengono da studi linguistici, è "l’impresa" del libero professionista, che va progettata e programmata come qualunque altra. Per la quale vanno fatti investimenti di ogni tipo: soprattutto quello di "vivere" prima di buttarsi nell’avventura di chi da solo, deve imparare a trattare con i clienti in modo tale da guadagnarsi più che decentemente da vivere. Perché questo è lo scopo: guadagnarsi, da soli, il pane quotidiano e quello futuro.

Frauke

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