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Volunteer Translation Opportunities

{ “Sehr geehrte Damen und Herren, übersetzt werden müssen aus einer deutschsprachigen Excel-Datei Zielsprache Schwedisch 5000 Wort in der Zielsprache. Allerdings sind nicht mehr als 2 Cent/Wort inkl. Steuern (oder als Hobby) zahlbar. Termin wäre der kommende Montag.”

“Buongiorno, dobbiamo far tradurre un foglio Excel dal tedesco allo svedese per un totale di 5000 parole (lingua di arrivo). Purtroppo non possiamo pagare più di 2 centesimi a parola, IVA inclusa (oppure inquadrato come hobby). Consegna entro lunedì prossimo.”

Nonostante le apparenze, questa non è una barzeletta. È la richiesta di un cliente, finita nella casella postale di un collega traduttore professionista tedesco.

Stefano ha creato e lanciato la pagina Volunteer Translation Opportunities che raccoglie alcuni siti di Associazioni Senza Scopo di Lucro internazionali che sono sempre in cerca di traduttori volontari, cioè persone che traducono per loro gratuitamente, senza chiedere né aspettarsi un compenso in moneta. Stefano e io siamo convinti, insieme a molti altri colleghi vecchi come noi, che tradurre gratuitamente come volontari sia uno dei metodi con cui i giovani di oggi – oppure chi aspira a immettersi nel mercato delle traduzioni come freelance – possono fare pratica e quindi accumulare anche in questo modo l’esperienza necessaria per considerarsi, da un certo punto in poi, professionalmente competenti.

La pagina per le traduzioni volontarie attira ogni giorno moltissimi fan. Ma anche alcuni oppositori. Tra cui chi sostiene che quello che si ha imparato e fatto all’università sia sufficiente per dirsi competenti e chi sostiene che in nessun caso si possa tradurre gratuitamente, perché sempre di lavoro si tratta.

La prima osservazione, che sarebbe sufficiente un diploma o una laurea, non la prendiamo in esame. Chi è convinto di ciò ha i propri motivi per esserlo nonostante sia palesemente in contrasto con il buon senso. I principi su cui si basa la competenza professionale si trovano in giro per internet. Dovrebbero essere insegnati all’università, o meglio ancora, già durante il percorso delle scuole superiori: accumulare conoscenza, esperienza di vita, pratica e attitudini adeguate alla professione.

La seconda osservazione merita, secondo noi, una riflessione più approfondita.

Chi si impegna per associazioni senza scopi di lucro, non desidera essere pagato in moneta. Non lo desidera, perché si ritiene pagato in altri modi. Per il volontario, la realizzazione degli scopi dichiarati dall’associazione stessa, è la prima forma di ricompensa: il miglioramento della società di cui egli stesso fa parte. È una ricompensa di tipo collettivo. La seconda ricompensa, di tipo individuale, è la possibilità di accumulare esperienza di vita e di esperienza pratica lavorativa. In altre parole, nessun volontario sta lavorando gratis: sceglie consapevolmente una ricompensa non monetaria per il proprio lavoro.

La richiesta citata all’inizio di questo articolo non proviene dal mondo del volontariato, ma da quello dei rapporti lavorativi e commerciali tra aziende e professionisti. In tale ambito, il budget messo a disposizione dal cliente è irrealistico. In realtà, il tipo cerca qualcuno che sia disposto a lavorare per lui, per una somma simbolica. Sembra accontentarsi anche di un hobbyista. Come se il lavoro e il tempo dell’hobbyista, e di conseguenza anche il prodotto finale, avessero un valore simbolico.  Che speri di trovare il professionista e non l’hobbyista, nonostante quel prezzo simbolico, è chiaro.  Le espressioni “prezzo tasse incluse”; “consegna lunedì prossimo”; “pago 5000 parole testo finale” (a prescindere quindi dalla quantità realmente da tradurre o tradotta), appartengono tutte al gergo dei traduttori professionisti.

Abbiamo quindi un cliente in cerca di un lavoratore che si accontenti di una cifra simbolica per il lavoro che svolgerà. Che accetti quindi anche di assumersi tutte le responsabilità implicite al fatto stesso di aver accettato una ricompensa in moneta.

Nulla vieta di accettare distorsioni della realtà e manipolazioni piscologiche di questo genere. Si può fare anche in questo caso lo stesso identico ragionamento n° 2 del compenso per il lavoro volontario. Anche il lavoro sottopagato permette di accumulare pratica. Il traduttore che decide di accettare per questo motivo, è pienamente consapevole di regalare il proprio tempo, il proprio ingegno e i propri soldi a un soggetto che lucra sul suo lavoro. È pienamente consapevole anche di assumersi tutte le responsabilità che sono implicite negli accordi commerciali. Non ha nessunissima importanza quanto sborsa un cliente: se sborsa anche 1 solo centesimo, ha il diritto – anche legalmente parlando – di pretendere dal proprio fornitore/collaboratore che costui si assuma tutte le responsabilità per le rogne che deriveranno eventualmente dal lavoro che ha svolto e il prodotto che ha fornito.  Quindi, chi accetta per propria scelta proposte commerciali come quella illustrata qui sopra, sa che si assume delle responsabilità nonostante il prezzo simbolico.

Si può anche scegliere di fare pratica regalando i propri soldi e tempo ad aziende che dimostrano, con i loro budget irrealistici, comportamenti manipolativi e ragionamenti distorti, di non farsi nessun tipo di scrupolo pur di mettere tutto il guadagno, il nostro compreso, nelle loro tasche. Ma è una scelta che non può durare troppo nel tempo, a livello individuale, né troppi la dovrebbero fare. Perché se dura troppo a lungo e troppi individui persistono in questa scelta, il concetto di competenza professionale perde inevitabilmente il suo vero significato e valore umano, sia a livello individuale, sia a livello collettivo.  Gli effetti collaterali devastanti della crisi economica o finanziaria – come la si voglia chiamare – li favoriamo anche noi, se non ci rendiamo consapevoli di questo.

Chi sceglie di investire un po’ del proprio tempo e lavoro a favore di un’associazione di volontariato, oltre ad accumulare esperienza e fare pratica come investimento nel proprio futuro professionale, sa anche che le responsabilità sono molto limitate, proprio perché ha lavorato volontariamente, cioè senza quel prezzo che in un rapporto commerciale trasferisce automaticamente una serie di responsabilità su chi svolge il lavoro per il quale l’altro paga. Ogni investimento costa. Possiamo fare in modo che sia il migliore possibile, sia per noi stessi, sia per la collettività.

Frauke & Stefano

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{ Trovare in rete esattamente quello che cerchi, in meno tempo possibile è importantissimo per un traduttore freelance. La velocità e l’accuratezza dei dati trovati (non solo in rete) sono di vitale importanza per il processo stesso di traduzione: per il processo verso l’esterno (la consegna puntuale di un testo accurato al cliente) e per i propri conti economici.

Tempo fa mi è capitato di parlare con una principiante che ha già un buon parco clienti, tutti diretti e prezzi medio-alti. A parità di fatturato e parlando esclusivamente delle traduzioni, questa giovane collega spende una quantità di ore pari al triplo del tempo che dedico io alle traduzioni. È normale. È una delle differenze tra un traduttore con esperienza e uno che la deve ancora accumulare.

Per abitudine parliamo sempre delle nostre ricerche in rete. In realtà dovremmo spostare l’accento sul verbo trovare. In mancanza di dizionari, molti di noi che lavorano con lingue particolari devono trovare le parole giuste per forza in rete. Anche chi usa i dizionari fa bene a cercare conferma in rete di quello che trova su carta. Il linguaggio della rete è quello parlato (scritto) direttamente dagli autori. Per questo è molto più vivo del linguaggio dei dizionari.

Ho creato questo post appositamente per i principianti. La mia è una descrizione semplificata: molte sono infatti le situazioni reali in cui la ricerca si complica (anche molto!), ma questo è il metodo base. Parte dall’esempio concreto di due manuali da tradurre che accompagnano un macchinario con un nome mai visto né sentito prima. Descrive, semplificando, il processo attraverso il quale un traduttore, cercando e trovando le parole giuste, familiarizza con l’argomento del testo che sta traducendo.

Le basi della ricerca online

Una mattina riceviamo la richiesta di tradurre il manuale di una Abbeermaschine oppure di un Bioreaktor, argomenti di cui non ci siamo mai occupati. Accettiamo l’ordine, che prevediamo di iniziare domani, perché oggi dobbiamo ancora finire il nostro Pensum quotidiano. Al pomeriggio, terminati tutti gli impegni, ci facciamo un bel bicchiere di tè alla menta e ci lanciamo in questa nuova avventura.

Apriamo il file da tradurre e iniziamo subito dalla pagina di copertina, dove troviamo le due informazioni più importanti: il nome della macchina, che ci rivela l’argomento di cui ci dovremo occupare e il nome del costruttore. Se nel manuale troviamo anche l’indirizzo Internet, iniziamo subito con una visita al sito web. Spesso infatti si tratta di multinazionali con rappresentanze anche in Italia, quindi è possibile che il sito web del costruttore sia multilingue (eventualmente può anche aiutare il francese). In questo caso possiamo dare un’occhiata per esempio all’elenco dei prodotti, per vedere se c’è qualche descrizione in italiano di un prodotto simile a quello che dobbiamo tradurre.

Se il costruttore non ha un sito Internet o se non troviamo nulla di interessante, dobbiamo innanzitutto scoprire come viene chiamata in italiano questa macchina. Nel caso nel Bioreaktor è abbastanza facile capire che si tratta di un bioreattore, ma per una conferma andiamo a controllare sul sito Wikipedia in tedesco per vedere se c’è il corrispondente italiano:

Visto che c’è, apriamo la pagina di Wikipedia in italiano sul bioreattore e la leggiamo, in modo da iniziare con un’infarinatura generale e familiarizzare subito con i primi termini specifici che sicuramente incontreremo nel testo.
Una Abbeermaschine, invece, non l’abbiamo mai vista, quindi dobbiamo fare un po’ di ricerche. Se non abbiamo il dizionario di agricoltura sottomano, cerchiamo in altre fonti online e scopriamo che dovrebbe trattarsi di una diraspatrice:

Visto che quasi tutte le fonti ci danno lo stesso risultato, che sul dizionario d’italiano alla voce diraspatrice c’è scritto “Macchina per separare gli acini dell’uva dai raspi” e che il cliente si occupa di macchine per viticoltura, possiamo essere abbastanza certi che si tratti proprio del nome che stiamo cercando.

Partendo proprio dal nome del prodotto, facciamo ora una ricerca su Google per vedere se esiste un manuale in italiano di una macchina simile, costruita per esempio da una società italiana, e inseriamo nel campo di ricerca la stringa manuale+bioreattore o catalogo+bioreattore o manuale+d’uso+diraspatrice o listino+diraspatrice filetype:pdf o qualsiasi altra combinazione che riteniamo opportuna (ricordo che il segno + tra un termine e l’altro significa che vogliamo documenti in cui ricorrono tutte le parole della chiave). Come si vede dall’ultimo dei suddetti esempi, a queste chiavi possiamo aggiungere anche il parametro filetype:pdf per limitare eventualmente la ricerca ai soli documenti PDF (formato classico di un manuale). In alternativa possiamo cercare diraspatrice+nome_del_costruttore, per vedere se esistono siti italiani che già parlano del nostro prodotto.

Per vedere se esiste un glossario sull’argomento nella nostra combinazione linguistica, possiamo inserire la chiave +bioreattore+bioreaktor o anche +glossario+bioreattore+bioreaktor. Con il segno +, anche in questo caso limitiamo la ricerca ai soli documenti in cui ricorrono tutti i termini (come appunto è il caso di un glossario bilingue):

Come si vede dallo screenshot, esiste un glossario online multilingue sull’argomento che possiamo quindi subito salvare nei Segnalibri del browser in modo che sia disponibile quando poi lavoreremo sul testo.

Dopo aver scaricato i nostri manuali, glossari e tutta la documentazione che riteniamo interessante, ritorniamo al manuale che dobbiamo iniziare a tradurre domattina e scorriamo in basso al capitolo che parla del funzionamento o della descrizione della macchina. Di solito si trova abbastanza avanti, dopo tutte le avvertenze di sicurezza. Anche questo è un passo importante, perché di solito nella descrizione ricorrono molti dei termini specifici che dovremo poi tradurre.

Confrontando il materiale appena scaricato con questa descrizione contenuta nel nostro manuale, possiamo spesso individuare già la traduzione di alcuni termini, che andremo così a scrivere per esempio in un nuovo file di testo sul desktop pronto da essere consultato il giorno dopo. Durante questa fase è bene cercare sempre ulteriori conferme online di quello che pensiamo possa essere il traducente corretto.

Così facendo, inoltre, abbiamo iniziato ad assimilare – quasi inconsapevolmente – il linguaggio specialistico tipico del settore, entrando pian pianino nell’argomento. Il mattino dopo possiamo così iniziare il nostro lavoro con maggiore tranquillità e fiducia.

Riassumendo

  1. Aprire il file da tradurre (copertina: costruttore & nome della macchina)
  2. Visitare il sito del costruttore
  3. Trovare il nome corretto della macchina in italiano
  4. Cercare documenti in italiano di macchine simili
  5. Cercare eventuali glossari
  6. Confrontare i documenti scaricati con il manuale da tradurre (solo il capitolo Descrizione e/o Funzionamento)
  7. Individuare la traduzione dei principali termini
  8. Non fidarsi di un’unica fonte, ma cercare ogni volta conferma
  9. Annotare tutto e salvare sul desktop a portata di clic

Stefano

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{ Conosco una lingua straniera. Posso diventare traduttore?

Questa domanda è apparsa in varie forme sulla pagina in facebook, ma appare da sempre anche nelle mailing list per traduttori. E’ una delle molte domande che si pongono coloro che studiano lingue quando devono decidere che strada percorrere.

Sono costretta a rispondere a questa domanda in base alla mia esperienza personale. Ventisei anni di lavoro di cui undici come freelance traduttrice non sono pochi, ma non bastano a nessuno per dare risposte univoche o valide per tutti. Rispondo quindi a modo mio, con pensieri miei, che ho maturato soprattutto nell’arco degli ultimi dieci anni, sia traducendo come freelance, sia parlandone moltissimo con colleghi e clienti.        

Chi conosce una lingua straniera oltre alla propria madrelingua può ovviamente diventare traduttore. La risposta è quindi si, puoi diventare traduttore, purché distingui fin dall’inizio, tradurre da guadagnare soldi traducendo. Sono due competenze diverse con due diversi processi di crescita; due diversi percorsi personali.

Prima si diventa traduttori, poi freelance. Pretendere di diventare entrambi nello stesso identico istante o con lo stesso identico percorso, non è logico, per un semplice motivo. Per poter guadagnare dei soldi, bisogna avere qualche cosa di specifico da offrire alle aziende disposte a pagare quella cosa specifica. Un disegnatore, sa disegnare. Un copywriter sa scrivere. Le aziende assumono chi sa scrivere o chi sa disegnare o chi sa una lingua straniera. Assumendo un giovane disegnatore, l’azienda è disposta, per motivi suoi economici, a far crescere quel giovane all’interno dell’azienda, sotto la sua protezione, supervisione e responsabilità. L’azienda ha il suo tornaconto: lo modella a seconda delle sue esigenze (e inizia con uno stipendio più basso che aumento col tempo, con l’esperienza).

L’azienda si rivolge al freelance invece, quando ha un problema momentaneo da risolvere. Deve trovare la persona giusta che gli risolve quel problema, in quel momento, nei migliori dei modi e al prezzo giusto. Il freelance fa quindi il caso suo: è una figura professionale già cresciuta, che ha maturato le proprie specifiche competenze per conto suo. Il freelance si distingue inoltre da un dipendente, non perché sa tradurre  o sa disegnare, ma perché ha maturato una competenza che i dipendenti fissi non hanno e non maturano: sa immedesimarsi nelle esigenze di un cliente qualunque che non conosceva fino al momento dell’incontro specifico. La capacità di saper valutare il contesto in cui si inserisce un problema di un cliente, determina il valore economico di un servizio prestato da un freelance. La sua specifica competenza – quella di saper tradurre – passa in terzo piano; diventa scontata, quasi totalmente ininfluente nella scelta di un freelance o di un altro.  

Che strada percorre allora una persona per diventare innanzitutto un traduttore?   

In primo luogo, quella dello studio. Se non ami studiare; se non sei un appassionato della tua madrelingua in particolare, né delle lingue in generale; se scrivere non ti attrae; se detesti la grammatica e l’analisi logica di qualunque lingua; se non ti piace leggere e ti spaventano i soggiorni lunghi all’estero, allora diventare traduttore non fa per te. Se non ti attraggono le culture diverse dalla tua; se rifiuti i gusti diversi; se non ti definisci curioso e non hai un particolare senso per le sfide o per risolvere i problemi tuoi, quelli degli altri, e quelli in generale, allora non sei nato per fare il traduttore.

In modo particolare, nella pratica, tradurre per mestiere equivale a studiare per soldi. Tradurre è concentrarsi dalla mattina alla sera su contenuti, parole, significati che non conosci o che non fanno parte della tua vita privata e personale. E’ occuparsi, scrivendo, delle esigenze altrui. E’ leggere, comprendere e ri-esprimere, testi scritti da altri. E’ immergersi in contesti di vita e di lavoro a te estranei con il solo scopo di capire un determinato contenuto che tu dovrai ri-scrivere in quel preciso momento nella tua lingua, con parole che non sono tue

Tradurre è comprendere. Sia i testi che il loro contesto economico. La tua conoscenza della lingua straniera dovrà quindi diventare tale da poter escludere ogni interpretazione sbagliata. Tale da saper decidere di volta in volta se sei in grado o meno di comprendere un testo fino ad un punto tale da saperlo ri-esprimere, ri-scrivere nella tua lingua, con più o meno la stessa cognizione di causa con cui è stato composto e scritto dall’autore. Tale da saper discernere tra gradi di difficoltà, tra uno stile e l’altro, tra i vari contesti pratici, reali ed economici in cui si collocano i testi di cui si servono le aziende.     

Tradurre è scrivere. Puoi essere un asso nel capire tutte le sfumature di una lingua straniera, espressa in tutte le sue forme (scritte), ma se non sei disposto a diventare innanzitutto un esperto scrittore della tua lingua, tradurre non fa per te. Diventare traduttore è prepararsi a dover diventare lo scrittore versatile di altri, accettando una serie di limiti alla tua libertà e creatività personale: non inventerai né storie né trame; non userai il tuo stile. Dovrai imparare a scegliere lo stile che più si addice al contesto economico, allo scopo e al lettore dei testi che dovrai tradurre. Potrai decidere fin dall’inizio di limitare i campi in cui diventare esperto, ma dovrai in ogni modo essere disposto a dover esplorare sempre campi nuovi.   

Dovrai imparare a prendere da solo tutte le decisioni inerenti al processo di traduzione: le decisioni rispetto alle scelte di parole, frasi, testi, stili. Dovrai accettare fin dall’inizio che la strada, lunga e lenta, da percorrere per acquisire le conoscenze e le esperienze che ti faranno diventare un traduttore consapevolmente competente, è lastricata soprattutto di errori e di dubbi che dovrai elaborare e pagare da solo. Decidere consapevolmente di fronte ad ogni problema (parola, frase, stile) quale sia l’unica soluzione corretta da adottare, include acquisire di caso in caso i dati necessari e saper ragionare in modo logico.

Tutto questo si impara indossando, di giorno in giorno, i panni del traduttore. Non necessariamente guadagnando dei soldi traducendo. Puoi tranquillamente fare mille mestieri. Basta non dimenticare mai che il tuo scopo è quello di diventare traduttore. C’è anche chi fa il percorso inverso: inizia la propria vita di studi e di lavoro su una strada lontana dalle lingue. Quella strada lo porta magari a conoscere una lingua straniera, a conoscere molto bene un campo specifico e ad imparare a scrivere molto bene la propria lingua. Un giorno scopre di aver fatto il percorso del traduttore. Entrambi possono diventare freelance. Purché siano disposti ad accettare che di un nuovo percorso di crescita personale si tratta, con una serie di problematiche sconosciute, da imparare a risolvere nei migliori dei modi. Da soli e per se stessi.     

Frauke

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{ Iniziare, nella pratica

1. Iscriversi a ProZ, ma facendovi i conti vostri. Se vedete tariffe che vanno da 0,01 a 0,10, state tranquilli che quella più corretta non si trova al centro, ma sopra!

Ricordatevi che la trattativa col cliente inizia con la sua richiesta e il VOSTRO prezzo per quella richiesta. Poi vi accordate; non all’incontrario. Ne consegue che dovete partire con un prezzo che vi consente di fermarvi su uno leggermente più basso.

Ci sono altri siti come ProZ che troverete in giro per la rete e sulla pagina LPT.

Tuttavia, ProZ ha un’utilità enorme e gratuita: inserirvi n vostro profilo, a prescindere dalle critiche.

Questo profilo deve tirare fuori TUTTA LA VOSTRA ORIGINALITA’. Un professionista fa "concorrenza" agli altri con le proprie competenze, non con i prezzi che dovrebbero essere bene o male tutti "uguali".

2. Iscriversi a Langit e a qualche lista straniera (delle lingue con cui lavorate)

3. In base al profilo, creare un CV. NON UN CV DA DIPENDENTI!!!!!!!!!!! Se vi proponete come "liberi" professionisti, non state cercando un lavoro fisso. Mettetevi nell’ottica di chi vuole essere "pescato" dalla vasca con migliaia di pesciolini rossi; dovete essere talmente diversi da essere notati!
Al massimo 2 cartelline, niente tariffe altrimenti in fondo + la legge della privacy

4. Create un blog. Scriveteci. SCRIVERE è la vera competenza di un traduttore. Scrivere nella propria lingua quindi in modo semplicemente perfetto. I blog vengono trovati facilmente da google e altri mr, i siti di meno.

5. Clienti – Se volete cliente diretti e vivete in una città grande e avete ben chiaro in quale settore esattamente riuscite a garantire un lavoro professionale (quindi con l’aiuto di esperti – quelli che conoscono il settore e altri che sanno scrivere), io cercherei di capire quali siano le aziende o i clienti nella vostra zona che potrebbero avere interesse. Biglietti da visita con i dati – tutti – di contatto + la combinazione linguistica – Non credo sia facile "entrare" in queste aziende, ma provate a capire il loro network. Dove si incontrano? In quali bar? Feste? Fiere? Congressi? Chi sono i loro fornitori magari? Penso ad un tribunale, per il giuridico: ci sono sempre i bar e le hall dove gli avvocati si incontrano. Riflettete sulle vostre personali conoscenze: parenti e amici. Parlate letteralmente con tutti delle vostre intenzioni. Prima o poi arriva una segnalazione!

6. Cercate un altro lavoro, possibilmente fisso, ma non importa. Conta l’esperienza e anche un lavoro porta a fare altre conoscenze. Possibilmente un lavoro organizzativo, dove si impara a prendere decisioni rispetto a problemi, trovare soluzioni. Continuate nel frattempo a guardarvi intorno per qualche traduzione.

7. Calcolate che il giorno in cui aprite una P.IVA è bene avere i soldi da parte per "almeno" due anni…di vita. Oppure dei genitori o altri disposti a mantenervi. Mettete da parte tutto quanto, per le tasse e per iniziare a stare sui vostri piedi il giorno in cui finisce il mantenimento. Qualunque cosa guadagnate con p.IVA, mettete via la metà degli incassi. Il 40% per le tasse, altro per un salvadanaio. Queste sono cose che potete chiedere a qualunque commerciante, loro ragionano tutti in questi termini…

8. Ho dato per scontato che possedete un computer + internet. Iniziate a scaricare programmi CAT gratuiti per capire come funzionano. Comprate un programma di contabilità tipo TS3000. Iniziate a conoscere FTP, programmi di posta elettronico, prendete un proprio dominio (25 euro all’anno) per un indirizzo email professionale (riflettere molto bene sul nome, nel nome può esserci già un’indicazione della vostra professione).

Frauke

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{ Qual’è l’iter per chi da laureato in lingue vuole diventare traduttore?

Altre fonti: k-kommunika

Appena laureati andrei a fare qualunque cosa (letteralmente) tranne che tradurre come libero professionista. Provare per credere: qualunque esperienza, di vita o di lavoro, contribuisce alla consapevolezza di cui ha bisogno un traduttore per porsi anche come imprenditore di se stesso e per non incappare in errori di traduzione per mancanza di esperienza (di vita!!!).

L’unico posto dove andrei di volata se fossi appena laureata e mi ci prendessero, è il Parlamento Europeo. Lì sì che si fa esperienza – uno – e -due- essere accettati tra i traduttori del parlamento, significa crearsi una marcia in più rispetto ad altri direttamente in partenza.

 
Porre il sogno nel cassetto e coltivarlo: leggendo, viaggiando, seguendo i traduttori professionisti in internet, sulle loro liste e forum. Se capita un’occasione, ricordarsi che bisogna SEMPRE chiedere un prezzo da professionista, anche se non lo si è ancora in realtà. Bisogna farsi poi aiutare (= correggere) da un esperto, pagandolo. Ovviamente bisogna informare di questo il proprio "cliente" anche se "cliente" non lo si può ancora chiamare.

Porre mille domande al "cliente": a cosa gli serve esattamente quella traduzione. Valutare se è il caso di indirizzarlo ad un professionista o no. Non accettare occasioni "perché è l’unico modo per farmi esperienza". Occasioni si, ma con prudenza. Sempre sentire l’opinione di un esperto prima di dare risposte. I clienti si ricordano più facilmente di chi ha dato un buon consiglio (= fatto gli affari "loro") che non di chi si è "barcamenato" pur di farlo da se.

In giro per internet, oltre a su questa pagina, ne troverete molti, di professionisti con una decina di anni di esperienza. Sentitevi liberi di leggere i loro profili, di leggere loro e di chiedere loro direttamente dei consigli quando ne avete bisogno nella pratica.
L’ostacolo principale, percepito come tale dalla maggioranza delle persone che vengono da studi linguistici, è "l’impresa" del libero professionista, che va progettata e programmata come qualunque altra. Per la quale vanno fatti investimenti di ogni tipo: soprattutto quello di "vivere" prima di buttarsi nell’avventura di chi da solo, deve imparare a trattare con i clienti in modo tale da guadagnarsi più che decentemente da vivere. Perché questo è lo scopo: guadagnarsi, da soli, il pane quotidiano e quello futuro.

Frauke

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{ In risposta a questo post.

Innanzittutto ti ringrazio per gli ottimi spunti. Sicuramente saranno approfonditi da altri sulla nostra pagina. Personalmente mi limito ad esprimere dei pensieri nati sull’impressione generale che mi hanno fatto le tue parole.

Il gruppo in FB è, limitatamente a questo momento della storia della rete, capace di riunire, oltre a traduttori, aspiranti tali, studenti, clienti attuali e potenziali, chiunque altro sia curioso di sapere che tipo di impresa è quella del libero professionista traduttore.

A differenza di mailing list e forum, questo ambiente è, potenzialmente e di fatto, trovabile per chiunque. Il suo sistema di connessioni interpersonali è, per ora, unico nella storia di internet, come anche e soprattutto, la velocità con cui vi si realizzano quelle interconnessioni.

Qui potranno apparire per la prima volta le parole di tutti pressapoco istantaneamente, contemporaneamente nello stesso spazio: le parole di blog, siti, mailing list e forum per adetti al lavoro ma anche le parole di chi si dedica ai soli aspetti imprenditoriali della libera professione come tale e quella del traduttore nello specifico. Potranno trovarvi risposte, anche le domande di chi è curioso per motivi personali, di studio o di affari, come sta già succedendo.

Visibilità e trovabilità qui sono enormi.

Per la sua natura conviviale e informale, FB può superare alcuni tabu inerenti a liste e forum limitati agli adetti. Tabu dichiarati, o anche solo percepiti come tali.

Qui, linkare a propri blog o siti è collaborare, non farsi concorrenza. Allo stesso modo può diventare quel luogo neutrale dove (potenziali) clienti di ogni tipo possono scambiare le loro esperienze, difficoltà, opinioni con i loro (potenziali) collaboratori esterni. 
La mia è stata un’intuizione che prima o poi sarebbe venuta a chiunque altro. Ma mi è venuta nella o sulla scia di un evento che anche tu chiami particolare. Una coagulazione. Le coagulazioni, benché fondamentali per la sopravvivenza, sono tuttavia temporanee. Spariscono nel momento stesso in cui il corpo intero ristabilisce il proprio equilibrio. E’ illogico quindi cercare di tenerla in vita, quella coagulazione.

Piuttosto, quella coagulazione sembra essere apparsa per far capire ad una collettività che era arrivato il momento giusto per trovare modo e luogo più adatto e disponibile qui ed ora, per avviare un cambiamento collettivo basato su (potenziali) cambiamenti individuali; sull’educazione di noi stessi. Un primo piccolo passo insomma, verso la fine di piagnistei individuali o collettivi.
Non è ragioneveole pretendere che questo succeda subito o prestissimo. Prendiamo atto di una situazione attuale fatta di molti piagnistei, ma fatta anche di ragionamenti corretti già esistenti e sotto gli occhi di tutti – forse molto più numerosi di quanto pensiamo solitamente.

Agganciati e capovolti, piagnistei possono portare all’unica angolazione possibile e corretta da cui dover agire come professionista. Il libero professionista è parte integrante di un grande sistema economico in cui esso agisce necessariamente da solo. Non c’è aiuto o mezzo capace di assistere ognuno di noi quando deve trattare con i propri clienti. Lo deve fare da solo.

Cerchiamo quindi di mettere a disposizione qui e altrove, soprattutto quelle risorse che aiutino a crescere, a farci diventare individui capaci di muoverci in quel sistema, evitando di farsi del male da soli. Individui capaci di difendere ognuno per sé e da solo i propri interessi, anche grazie all’incontro e confronto con gli altri.   

Si parte quindi mettendo a disposizione risorse di dati. Non per formare un coro unisono a cui è bene non unirsi perché il primo imperativo di un professionista è quello di distinguersi.

Tentiamo invece di collaborare per costruire un futuro con traduttori che siano anche e pienamente liberi professionisti capaci di guadagnare dei soldi, di fare i conti in tasca propria, e perché no, in quella degli altri, come fa qualunque imprenditore, grande, piccolo o individuale che sia.

Libero professionista, lo diventa chi decide di trasformare una propria passione in una fonte di reddito capace di fargli guadagnare – da solo – il proprio pane quotidiano. Per ottenere quello scopo, costruisce e sfrutta le proprie competenze e risorse.
Ad una passione innata o incontrata sulla propria strada, il professionista aggiunge necessariamente consapevolezza e competenza imprenditoriale, pena la propria disfatta come professionista.

Perché come ripetuto in molte occasioni da molti di noi, riassunto perfettamente da te, adattato qui ed ora da me, ogni libero professionista traduttore, traduce, non per passione ma con passione.
A questo aggiungo che per molti di noi, anche l’impresa che parte da una passione, è diventata e può diventare una passione. Quell’impresa infatti è capace di farci scoprire, dentro ognuno di noi, quelle risorse che mai avevamo immaginato di possedere.

Senza dimenticare mai che, sempre citando te e con permesso, molte delle nostre nonne, la felicità non risiede soltanto nel proprio lavoro.
Vi deve solo contribuire nella misura in cui spendiamo gran parte del nostro tempo a quel lavoro.

Quando il proprio lavoro contribuisce a sentirci troppo spesso infelici, allora è arrivato il momento di chiederci cosa è necessario correggere, di chiederci come correggerla: con misure efficaci, capaci di recuperare in pieno quella sua funzione di contributo alla nostra felicità.
Anche le tue idee hanno contribuito a chiarirmi le mie, e questo proprio grazie al link immediato a quella pagina e quel gruppo FB che ho creato con un moto istintivo, forse perfino impulsivamente. Creati senz’altro senza calcolarne prima le conseguenze per me stessa.  Le ritengo senza dubbio potenzialmente molto più aggreganti di tutti gli altri che esistono in questo preciso momento. E chissà cosa ci porterà ancora il futuro!

Ciao, Frauke

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{ Il direttore della corale in cui canto da qualche anno, sostiene che la presentazione al pubblico di un brano musicale, preceduta da lunghe settimane di preparazione, è un punto senza ritorno: l’adrenalina e la concentrazione che accompagnano la prima, consentono all’artista di dare il meglio di sé, mettendo in atto in quell’unica rappresentazione tutto quello che ha imparato. In quel preciso istante diventa consapevole di quello che ha acquisito e di quanto deve ancora studiare o correggere. La presentazione sul palcoscenico permette di capire quanto ci si può fidare delle proprie capacità. Da quel giorno in poi si sa con estrema esattezza a quali conoscenze ed abilità ci si potrà attingere con l’assoluta certezza di non sbagliare.

Questo vale anche per capire quale sia il momento giusto per immettersi nel libero mercato delle traduzioni. Maggiore è la conoscenza accumulata, maggiore è la fiducia nelle proprie competenze. L’impatto col mercato non è facile per nessuno; affrontarlo senza la dovuta esperienza di vita, significa rischiare di strangolare un sogno che con qualche anno di pazienza in più è realizzabile con relativamente poche difficoltà.

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