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Archive for the ‘esperienza’ Category

Prima di tutto: tutti noi abbiamo il diritto di rifiutare.

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“No” è una risposta perfettamente accettabile; rifiutare è una valida alternativa.

Non siamo obbligati ad accettare ogni lavoro o cliente che si presenta; nessuno ci costringe ad accettare compensi ridicoli o condizioni ingiuste.

Vedo troppi freelance intorno a me che addirittura si tormentano per questo. Bisogna farla finita.

Rifiutare, rinunciare, declinare gentilmente l’incarico, insomma, passare la mano è già un nostro diritto che non ha bisogno di approvazioni, autorizzazioni o permessi speciali.

Lo decidiamo, semplicemente. Per questo siamo liberi professionisti. E mica casca il mondo se stiamo sbagliando! Di solito ci si pente più per aver accettato un brutto lavoro che per averlo rifiutato.

Sta di fatto che non ci si fa le ossa come freelance finché non si è rifiutato almeno un lavoro o un cliente.

Quando si risponde per la prima volta “no, grazie” a un lavoro che non fa presagire nulla di buono, è lì che si prova il brivido dell’indipendenza. Ancora dopo tutti questi anni io lo avverto. Consideratemi pure infantile, ma è proprio così.

Certo, non si può rifiutare un lavoro solo perché si è stanchi o perché c’è la partita o perché non si ha voglia di lavorare.

Rifiutare è tener lontano da noi lavoro tossico, lavoro deleterio per la nostra salute: clienti disorganizzati, lavori che possono solo finire male, lavori che ci sfiniscono senza una buona ragione, clienti che non hanno soldi, lavori che nascono con pessimi presupposti. Col trascorrere del tempo si impara a riconoscerlo, si è in grado di capire che quella mela che fuori sembra così succosa, nasconde in realtà un verme al proprio interno.

Rifiutando siamo noi a decidere quale direzione prenderà la nostra carriera, evitando che sia lei a sballottarci a destra e a manca.

Rifiutare significa definire chi siamo, ciò in cui siamo estremamente competenti, dove vogliamo arrivare.

Rifiutare significa sbarazzarsi di clienti di serie C, crescere, impedire a noi stessi di lasciarci distrarre, sviare e condurre in un vicolo cieco da lavori che odiamo e che non siamo proprio capaci di fare.

“Mi dispiace ma questo non fa per me; non sarebbe onesto da parte mia accettare perché non farei un buon lavoro. Se le interessa posso segnalarle alcuni colleghi che potrebbero esserle d’aiuto.”

“Grazie per l’offerta, ma non sono la persona giusta per questo genere di lavoro. Io mi occupo principalmente di marchi e identità aziendale. Se vuole posso indicarle i nomi di alcuni web designer.”

“Mi dispiace, ma non sono adatto per questo lavoro. In questo caso sarei solo un problema per lei, ma sono lusingato che me lo abbia chiesto.”

“Credo sia giunta l’ora di lasciare spazio ai giovani; è stato un piacere collaborare, ma il mio profilo non è più quello di cui lei ha bisogno.”

Considerando che i clienti di liberi professionisti non sono per niente abituati a sentirsi rispondere di no, siate preparati al fatto che alcuni sbarreranno gli occhi, altri saranno furibondi e altri ancora si offenderanno. E’ inutile spazientirsi per questo. Ah! E altri potrebbero invece addirittura rispettarvi molto di più perché non li riempite di lusinghe e non elemosinate. Beh, a volte.

Anche i soldi dovranno far parte dei motivi di rifiuto.

“Non saprei come fare un buon lavoro per una somma del genere e oltretutto lei non sarebbe contento del risultato. Tuttavia apprezzo la sua richiesta; magari potremo lavorare insieme in futuro.”

“Nessun problema; sarei felice di riparlarne se il budget cambia. Grazie per la proposta.”

“Lo capisco! Certo, ci sono anche colleghi con prezzi molto più alti dei miei; sono sicuro che troverà qualcun altro disposto a lavorare entro i termini del suo budget, o anche a meno.”

“Mi dispiace ma termini di 30/45 giorni non sono accettabili. Io non sono nella condizione di poter finanziare le spese di un progetto per tutto questo tempo. Capisco perfettamente che è bloccato dalla politica della sua azienda, ma secondo lei non potrebbe esserci un’altra soluzione?”

“Onestamente, se accettassi a questo misero prezzo coverei rabbia tutto il giorno (verso me stesso, ma soprattutto nei suoi riguardi) e finirei per mandare a quel paese chiunque mi si presentasse davanti. Oppure continuerei a rimandare questo schifo in favore di lavori meglio ricompensati e ogni qual volta leggessi il suo nome sul display del telefono fingerei di non essere in casa. Quindi meglio lasciar perdere, ok?”

(Non sto dicendo che dovrete comportarvi così ogni giorno. Prescrivo giusto qualche pillola, non ingoiatele tutte insieme; non devo certo stare qui a spiegarlo.)

È il caso di rifiutare un lavoro quando si è troppo impegnati? Con i buoni clienti si cerca di non farlo; per quanto riguarda i nuovi clienti, beh è probabile che non li rivedremo più. Ovviamente.

E se un cliente fisso ha bisogno di un favore e ci chiede di fare per lui un lavoro antipatico, stringiamo i denti e lo accettiamo.

Se un buon cliente ci vuole affidare un progetto fuori dalla nostra portata, che va oltre le nostre competenze, allora rispondiamo: “Mi spiace, ma non sarei brillante come di consueto; se si potesse fare un lavoro di secondo livello sarei felice di occuparmene. O, in alternativa, potrei aiutarla a trovare qualcuno che possa farlo.”

Oh, dimenticavo! Non bisogna mai rifiutare quel lavoro grosso, di alto profilo, richiesto da un cliente di classe A per il quale abbiamo tanto penato. Quello che ci spaventa a morte perché non siamo sicuri di avere le doti per portarlo a termine e abbiamo paura di fare un fiasco davanti agli occhi di tutti e bruciare per sempre la nostra carriera… quel lavoro, lo accettiamo.

Costi anche le pene dell’inferno, un lavoro del genere non si rifiuta mai.

Il testo qui sopra è la traduzione dell’articolo The Freelancer’s Guide to Saying “No”,  un “progetto” nato spontaneamente nel gruppo facebook Aspiranti Traduttori Neolaureati.  

L’intento era quello di sperimentare concretamente come si lavora per riuscire a colmare il divario tra un livello universitario e un livello professionale, da intendersi, in questo preciso caso, come “pronto per la pubblicazione”, ma con lo scopo primario di “trasmettere il messaggio”, il contenuto, a chi non sa l’inglese. 

In questo senso, la traduzione è frutto della collaborazione tra Francesca Giada Meo (neolaureata), Piera Biffardi (traduttrice, laureata qualche anno fa) e me stessa come responsabile della versione definitiva. Ringraziamo Federica d’Alessio che ha gentilmente revisionato una delle versioni precedenti alla presente.  

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Volunteer Translation Opportunities

{ “Sehr geehrte Damen und Herren, übersetzt werden müssen aus einer deutschsprachigen Excel-Datei Zielsprache Schwedisch 5000 Wort in der Zielsprache. Allerdings sind nicht mehr als 2 Cent/Wort inkl. Steuern (oder als Hobby) zahlbar. Termin wäre der kommende Montag.”

“Buongiorno, dobbiamo far tradurre un foglio Excel dal tedesco allo svedese per un totale di 5000 parole (lingua di arrivo). Purtroppo non possiamo pagare più di 2 centesimi a parola, IVA inclusa (oppure inquadrato come hobby). Consegna entro lunedì prossimo.”

Nonostante le apparenze, questa non è una barzeletta. È la richiesta di un cliente, finita nella casella postale di un collega traduttore professionista tedesco.

Stefano ha creato e lanciato la pagina Volunteer Translation Opportunities che raccoglie alcuni siti di Associazioni Senza Scopo di Lucro internazionali che sono sempre in cerca di traduttori volontari, cioè persone che traducono per loro gratuitamente, senza chiedere né aspettarsi un compenso in moneta. Stefano e io siamo convinti, insieme a molti altri colleghi vecchi come noi, che tradurre gratuitamente come volontari sia uno dei metodi con cui i giovani di oggi – oppure chi aspira a immettersi nel mercato delle traduzioni come freelance – possono fare pratica e quindi accumulare anche in questo modo l’esperienza necessaria per considerarsi, da un certo punto in poi, professionalmente competenti.

La pagina per le traduzioni volontarie attira ogni giorno moltissimi fan. Ma anche alcuni oppositori. Tra cui chi sostiene che quello che si ha imparato e fatto all’università sia sufficiente per dirsi competenti e chi sostiene che in nessun caso si possa tradurre gratuitamente, perché sempre di lavoro si tratta.

La prima osservazione, che sarebbe sufficiente un diploma o una laurea, non la prendiamo in esame. Chi è convinto di ciò ha i propri motivi per esserlo nonostante sia palesemente in contrasto con il buon senso. I principi su cui si basa la competenza professionale si trovano in giro per internet. Dovrebbero essere insegnati all’università, o meglio ancora, già durante il percorso delle scuole superiori: accumulare conoscenza, esperienza di vita, pratica e attitudini adeguate alla professione.

La seconda osservazione merita, secondo noi, una riflessione più approfondita.

Chi si impegna per associazioni senza scopi di lucro, non desidera essere pagato in moneta. Non lo desidera, perché si ritiene pagato in altri modi. Per il volontario, la realizzazione degli scopi dichiarati dall’associazione stessa, è la prima forma di ricompensa: il miglioramento della società di cui egli stesso fa parte. È una ricompensa di tipo collettivo. La seconda ricompensa, di tipo individuale, è la possibilità di accumulare esperienza di vita e di esperienza pratica lavorativa. In altre parole, nessun volontario sta lavorando gratis: sceglie consapevolmente una ricompensa non monetaria per il proprio lavoro.

La richiesta citata all’inizio di questo articolo non proviene dal mondo del volontariato, ma da quello dei rapporti lavorativi e commerciali tra aziende e professionisti. In tale ambito, il budget messo a disposizione dal cliente è irrealistico. In realtà, il tipo cerca qualcuno che sia disposto a lavorare per lui, per una somma simbolica. Sembra accontentarsi anche di un hobbyista. Come se il lavoro e il tempo dell’hobbyista, e di conseguenza anche il prodotto finale, avessero un valore simbolico.  Che speri di trovare il professionista e non l’hobbyista, nonostante quel prezzo simbolico, è chiaro.  Le espressioni “prezzo tasse incluse”; “consegna lunedì prossimo”; “pago 5000 parole testo finale” (a prescindere quindi dalla quantità realmente da tradurre o tradotta), appartengono tutte al gergo dei traduttori professionisti.

Abbiamo quindi un cliente in cerca di un lavoratore che si accontenti di una cifra simbolica per il lavoro che svolgerà. Che accetti quindi anche di assumersi tutte le responsabilità implicite al fatto stesso di aver accettato una ricompensa in moneta.

Nulla vieta di accettare distorsioni della realtà e manipolazioni piscologiche di questo genere. Si può fare anche in questo caso lo stesso identico ragionamento n° 2 del compenso per il lavoro volontario. Anche il lavoro sottopagato permette di accumulare pratica. Il traduttore che decide di accettare per questo motivo, è pienamente consapevole di regalare il proprio tempo, il proprio ingegno e i propri soldi a un soggetto che lucra sul suo lavoro. È pienamente consapevole anche di assumersi tutte le responsabilità che sono implicite negli accordi commerciali. Non ha nessunissima importanza quanto sborsa un cliente: se sborsa anche 1 solo centesimo, ha il diritto – anche legalmente parlando – di pretendere dal proprio fornitore/collaboratore che costui si assuma tutte le responsabilità per le rogne che deriveranno eventualmente dal lavoro che ha svolto e il prodotto che ha fornito.  Quindi, chi accetta per propria scelta proposte commerciali come quella illustrata qui sopra, sa che si assume delle responsabilità nonostante il prezzo simbolico.

Si può anche scegliere di fare pratica regalando i propri soldi e tempo ad aziende che dimostrano, con i loro budget irrealistici, comportamenti manipolativi e ragionamenti distorti, di non farsi nessun tipo di scrupolo pur di mettere tutto il guadagno, il nostro compreso, nelle loro tasche. Ma è una scelta che non può durare troppo nel tempo, a livello individuale, né troppi la dovrebbero fare. Perché se dura troppo a lungo e troppi individui persistono in questa scelta, il concetto di competenza professionale perde inevitabilmente il suo vero significato e valore umano, sia a livello individuale, sia a livello collettivo.  Gli effetti collaterali devastanti della crisi economica o finanziaria – come la si voglia chiamare – li favoriamo anche noi, se non ci rendiamo consapevoli di questo.

Chi sceglie di investire un po’ del proprio tempo e lavoro a favore di un’associazione di volontariato, oltre ad accumulare esperienza e fare pratica come investimento nel proprio futuro professionale, sa anche che le responsabilità sono molto limitate, proprio perché ha lavorato volontariamente, cioè senza quel prezzo che in un rapporto commerciale trasferisce automaticamente una serie di responsabilità su chi svolge il lavoro per il quale l’altro paga. Ogni investimento costa. Possiamo fare in modo che sia il migliore possibile, sia per noi stessi, sia per la collettività.

Frauke & Stefano

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{ Per i più giovani, ecco qualche info su possibili tirocini e borse per l’estero pubblicate poco fa dalla collega Pamela Brizzola sulla mailing list Langit.

Parlamento Europeo

  1. PRESTITO D’ONORE DEL FONDO STUDENTI ITALIANI: assistenza finanziaria sotto forma di “prestito d’onore” riservata ai laureati che desiderano iniziare o proseguire gli studi per il conseguimento di 1 Master o di un Ph.D. presso Università degli USA. Tra i requisiti: cittadinanza e residenza italiana, laurea, età massima 35 anni, ottimo CV, ottima conoscenza dell’inglese (comprovata dal TOEFL), piano di studi/ricerca per il corso prescelto, ammissione all’università americana o domanda in corso. Scadenza: 10 Maggio 2012. Informazioni su: www.fondostudentiitaliani.it
  2. TIROCINI presso il PARLAMENTO EUROPEO (opzione generale, opzione giornalismo e x traduttori): riservati generalmente a laureati con buona conoscenza di inglese/francese/tedesco ed elaborazione di un lavoro scritto/pubblicazione sulla UE. Scadenza: 15 Maggio 2012.
    Informazioni su: www.europarl.europa.eu (link Tutto sul Parlamento – Lavorare al Parlamento – Tirocini).
  3. TIROCINI PRESSO LA DELEGAZIONE DELLA COMMISSIONE EUROPEA IN USA (WASHINGTON): tirocini in vari settori-Amministrazione, Salute, Ambiente, Commercio, Agricoltura, Economia, etc- riservati a studenti universitari e laureati recenti con esperienza nei rispettivi ambiti, conoscenza della UE, conoscenza dell’inglese. Scadenza: 15 Maggio 2012.
    Informazioni su: www.eurunion.org
  4. PERSONALE IN SPAGNA CON SHEFFIELD CENTRE: cerca direttori e vice direttori, accompagnatori, animatori, medici iscritti all’albo, infiermieri professionali, assistenti per diversamente abili per lavoro estivo presso centri vacanze. Requisiti: età minima 23 anni, diploma, disponibilità minima di 15 giorni, conoscenza di una o più lingue straniere, esperienza di lavoro. Scadenza: 15 Maggio 2012. (FONTE EUROCULTURA)
    Informazioni su: www.sheffieldinpdap.it

Buon fine settimana!

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{ Dopo un lungo silenzio, approfittiamo del superamento della soglia dei 4000 iscritti sulla pagina Facebook dei Liberi Professionisti Traduttori, verificatosi sabato sera, per fare un bilancio di questi primi 16 mesi di attività.

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Superata la soglia dei 4000 iscritti!

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4000 iscritti è un numero niente male che, da quando abbiamo creato la pagina (febbraio 2010), continua a crescere con un ritmo costante. Sabato sera avevo scritto in un post che non era dato sapere chi fosse il “numero” 4000, invece Stefano ovviamente lo ha trovato: Gianluca Di Pasquale da Palermo. Per lui e gli altri che nel frattempo si sono aggiunti, riassumo la storia della nascita della pagina per i traduttori freelance in Facebook.

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Non mi ricordo la data precisa, ma era febbraio 2010: sulla mailing list Langit si svolgeva una discussione molto animata sulla ricerca di traduttori italiani pubblicata sul portale ProZ.com che secondo tutti oltrepassava ogni limite dell’accettabile. Si decise collettivamente di inoltrare una lettera di protesta al Ministero per il Turismo italiano e a ProZ. Ero un po’ meravigliata. Per me l’inaccettabile nelle “offerte” di traduzioni su ProZ e altrove era stato superato da molto tempo e non capivo perché proprio questo annuncio in particolare avesse suscitato un’indignazione così grande. Ad ogni modo, ebbe come risultato che, per la prima volta in una decina di anni, ci fu una forma di aggregazione fisica tra i traduttori di Langit e di ProZ che oltrepassava finalmente la piattaforma virtuale di internet su cui ci eravamo “incontrati” anni prima.

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Leggi l'articolo originale pubblicato su ProZ.com

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La lettera al Ministero fu seguita da una lettera a ProZ, che ebbe come conseguenza un invito a partecipare a una tavola rotonda virtuale con i dirigenti del famoso portale. Non ebbe i risultati che noi volevamo, ma furono comunque cambiati alcuni punti pratici. Allo stesso tempo, tra una lettera e un’altra, decisi di aprire un gruppo in Facebook che, su proposta di Stefano e altri, cambiai quasi subito in pagina. L’adesione fu enorme. Da qualche parte scrissi che in meno di tre giorni avevamo raccolto 433 iscrizioni.

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Il logo di LPT

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Stefano si rivelò da subito esperto di internet, programmi di ogni genere e grafica. Insieme abbiamo dato vita man mano ad altri progetti. La nostra collaborazione – non ci eravamo mai conosciuti prima di quel giorno a febbraio – risultò nella creazione di diverse pagine, ognuna delle quali con il proprio blog. Tra queste La Rassegna del Traduttore, espressione della passione di Stefano per i glossari e i feed RSS e del suo senso innato dell’ordine e della precisione, e  Traduttore Cerca Aiuto, il cui blog – come alcuni di voi già sapranno – si è classificato al 25° posto nella classifica Top 25 Language Professionals Blogs.

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Il blog di TCA è uno dei 25 Top Language Professionals Blogs del 2011!

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La pagina Liberi Professionisti Traduttori continua ad avere lo stesso scopo per cui avevo creato il gruppo originario: informare, mettere a disposizione in un solo punto di raccolta, i “dati” sparsi per internet riguardo alla professione del traduttore, con l’accento sul lato imprenditoriale, tralasciando gli aspetti puramente linguistici ai quali sono dedicati i feed de La Rassegna e la pagina Traduttore Cerca Aiuto. Se il mio intento iniziale – quello di aiutare i freelance traduttori o collaboratori delle aziende in campo linguistico centralizzando molte delle informazioni presenti nella rete – stia riuscendo, non posso saperlo né pretendo di poterlo sapere. Abbiamo semplicemente cavalcato l’onda di Facebook, Twitter e blog che, se non altro, si è dimostrata efficace anche nel convincere “la gente” dell’Italia ad andare a votare al referendum dello scorso 12 giugno.

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Se i social network riescono ad ottenere un risultato del genere in soli 3 mesi, abbiamo buone speranze che col tempo anche le informazioni che appaiono sulla nostra pagina cambino qualche cosa nei traduttori che decidono di costruire da soli il loro stipendio e il loro presente e futuro.

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Frauke

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{ Trovare in rete esattamente quello che cerchi, in meno tempo possibile è importantissimo per un traduttore freelance. La velocità e l’accuratezza dei dati trovati (non solo in rete) sono di vitale importanza per il processo stesso di traduzione: per il processo verso l’esterno (la consegna puntuale di un testo accurato al cliente) e per i propri conti economici.

Tempo fa mi è capitato di parlare con una principiante che ha già un buon parco clienti, tutti diretti e prezzi medio-alti. A parità di fatturato e parlando esclusivamente delle traduzioni, questa giovane collega spende una quantità di ore pari al triplo del tempo che dedico io alle traduzioni. È normale. È una delle differenze tra un traduttore con esperienza e uno che la deve ancora accumulare.

Per abitudine parliamo sempre delle nostre ricerche in rete. In realtà dovremmo spostare l’accento sul verbo trovare. In mancanza di dizionari, molti di noi che lavorano con lingue particolari devono trovare le parole giuste per forza in rete. Anche chi usa i dizionari fa bene a cercare conferma in rete di quello che trova su carta. Il linguaggio della rete è quello parlato (scritto) direttamente dagli autori. Per questo è molto più vivo del linguaggio dei dizionari.

Ho creato questo post appositamente per i principianti. La mia è una descrizione semplificata: molte sono infatti le situazioni reali in cui la ricerca si complica (anche molto!), ma questo è il metodo base. Parte dall’esempio concreto di due manuali da tradurre che accompagnano un macchinario con un nome mai visto né sentito prima. Descrive, semplificando, il processo attraverso il quale un traduttore, cercando e trovando le parole giuste, familiarizza con l’argomento del testo che sta traducendo.

Le basi della ricerca online

Una mattina riceviamo la richiesta di tradurre il manuale di una Abbeermaschine oppure di un Bioreaktor, argomenti di cui non ci siamo mai occupati. Accettiamo l’ordine, che prevediamo di iniziare domani, perché oggi dobbiamo ancora finire il nostro Pensum quotidiano. Al pomeriggio, terminati tutti gli impegni, ci facciamo un bel bicchiere di tè alla menta e ci lanciamo in questa nuova avventura.

Apriamo il file da tradurre e iniziamo subito dalla pagina di copertina, dove troviamo le due informazioni più importanti: il nome della macchina, che ci rivela l’argomento di cui ci dovremo occupare e il nome del costruttore. Se nel manuale troviamo anche l’indirizzo Internet, iniziamo subito con una visita al sito web. Spesso infatti si tratta di multinazionali con rappresentanze anche in Italia, quindi è possibile che il sito web del costruttore sia multilingue (eventualmente può anche aiutare il francese). In questo caso possiamo dare un’occhiata per esempio all’elenco dei prodotti, per vedere se c’è qualche descrizione in italiano di un prodotto simile a quello che dobbiamo tradurre.

Se il costruttore non ha un sito Internet o se non troviamo nulla di interessante, dobbiamo innanzitutto scoprire come viene chiamata in italiano questa macchina. Nel caso nel Bioreaktor è abbastanza facile capire che si tratta di un bioreattore, ma per una conferma andiamo a controllare sul sito Wikipedia in tedesco per vedere se c’è il corrispondente italiano:

Visto che c’è, apriamo la pagina di Wikipedia in italiano sul bioreattore e la leggiamo, in modo da iniziare con un’infarinatura generale e familiarizzare subito con i primi termini specifici che sicuramente incontreremo nel testo.
Una Abbeermaschine, invece, non l’abbiamo mai vista, quindi dobbiamo fare un po’ di ricerche. Se non abbiamo il dizionario di agricoltura sottomano, cerchiamo in altre fonti online e scopriamo che dovrebbe trattarsi di una diraspatrice:

Visto che quasi tutte le fonti ci danno lo stesso risultato, che sul dizionario d’italiano alla voce diraspatrice c’è scritto “Macchina per separare gli acini dell’uva dai raspi” e che il cliente si occupa di macchine per viticoltura, possiamo essere abbastanza certi che si tratti proprio del nome che stiamo cercando.

Partendo proprio dal nome del prodotto, facciamo ora una ricerca su Google per vedere se esiste un manuale in italiano di una macchina simile, costruita per esempio da una società italiana, e inseriamo nel campo di ricerca la stringa manuale+bioreattore o catalogo+bioreattore o manuale+d’uso+diraspatrice o listino+diraspatrice filetype:pdf o qualsiasi altra combinazione che riteniamo opportuna (ricordo che il segno + tra un termine e l’altro significa che vogliamo documenti in cui ricorrono tutte le parole della chiave). Come si vede dall’ultimo dei suddetti esempi, a queste chiavi possiamo aggiungere anche il parametro filetype:pdf per limitare eventualmente la ricerca ai soli documenti PDF (formato classico di un manuale). In alternativa possiamo cercare diraspatrice+nome_del_costruttore, per vedere se esistono siti italiani che già parlano del nostro prodotto.

Per vedere se esiste un glossario sull’argomento nella nostra combinazione linguistica, possiamo inserire la chiave +bioreattore+bioreaktor o anche +glossario+bioreattore+bioreaktor. Con il segno +, anche in questo caso limitiamo la ricerca ai soli documenti in cui ricorrono tutti i termini (come appunto è il caso di un glossario bilingue):

Come si vede dallo screenshot, esiste un glossario online multilingue sull’argomento che possiamo quindi subito salvare nei Segnalibri del browser in modo che sia disponibile quando poi lavoreremo sul testo.

Dopo aver scaricato i nostri manuali, glossari e tutta la documentazione che riteniamo interessante, ritorniamo al manuale che dobbiamo iniziare a tradurre domattina e scorriamo in basso al capitolo che parla del funzionamento o della descrizione della macchina. Di solito si trova abbastanza avanti, dopo tutte le avvertenze di sicurezza. Anche questo è un passo importante, perché di solito nella descrizione ricorrono molti dei termini specifici che dovremo poi tradurre.

Confrontando il materiale appena scaricato con questa descrizione contenuta nel nostro manuale, possiamo spesso individuare già la traduzione di alcuni termini, che andremo così a scrivere per esempio in un nuovo file di testo sul desktop pronto da essere consultato il giorno dopo. Durante questa fase è bene cercare sempre ulteriori conferme online di quello che pensiamo possa essere il traducente corretto.

Così facendo, inoltre, abbiamo iniziato ad assimilare – quasi inconsapevolmente – il linguaggio specialistico tipico del settore, entrando pian pianino nell’argomento. Il mattino dopo possiamo così iniziare il nostro lavoro con maggiore tranquillità e fiducia.

Riassumendo

  1. Aprire il file da tradurre (copertina: costruttore & nome della macchina)
  2. Visitare il sito del costruttore
  3. Trovare il nome corretto della macchina in italiano
  4. Cercare documenti in italiano di macchine simili
  5. Cercare eventuali glossari
  6. Confrontare i documenti scaricati con il manuale da tradurre (solo il capitolo Descrizione e/o Funzionamento)
  7. Individuare la traduzione dei principali termini
  8. Non fidarsi di un’unica fonte, ma cercare ogni volta conferma
  9. Annotare tutto e salvare sul desktop a portata di clic

Stefano

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{ Da quando Stefano ha creato la Rassegna del traduttore in fb, mi sto rendendo conto che il filo della rete è molto meno sottile di quanto sembrasse, ma anche di una pecca di molti dei miei giovani colleghi italiani (o aspiranti tali).

Su Lantra, su Vertalerslijst (olandese) e su Rosetta-l oggi parlano proprio degli articoli passati in Rassegna da Stefano, che mi avevano colpito fin da subito:

Are you a professional translator? If so, yo do not lower your translation rates di Marcela Jenney

e:

Just what do you take me for? di Wendell Ricketts.

Perché anni fa, chi era iscritto a Langit, era anche iscritto alle liste internazionali, mentre ora non sento altro in giro che lamentele per i troppi messaggi e “me ne basta una di queste liste”?.

Se la dico io, una frase del genere, posso capirmi. Il tempo per leggere tutto non ce l’ho più perché devo dedicare la maggior parte delle mie ore alle traduzioni dei miei clienti.

Ma chi vuole iniziare, chi deve cercarsi clienti, chi vuole conoscere colleghi, chi deve farsi un’idea del modo MIGLIORE per iniziare, chi vuole capire come si fa esperienza, come si formano i prezzi, quanto si chiede senza rischiare di prostituirsi, senza svalorizzare la professionalità di chi ci vive già di questa professione, di cosa sia la formazione di un traduttore eccetera, non può NON iscriversi ad almeno una delle mailinglist internazionali. Una perdita di tempo? No, è un INVESTIMENTO, ed è un investimento fondamentale per il futuro (e per il presente). 

Quando si parla delle aziende e dei loro investimenti, noi pensiamo subito a soldi e macchinari. Lo traduciamo in “comprare computer, programmi e dizionari”. E il know how???? Dove lo mettiamo? Sei ore dietro al computer a leggere i messaggi di interesse comune sulle liste nazionali ed internazionali, sono sei ore investite nel proprio futuro, anche IMMEDIATO.

Non stai guadagnando dei soldi ORA leggendoli, ma stai senza alcun dubbio guadagnando quelli di domani.

Almeno 1 lista internazionale è d’obbligo per un traduttore che si prepara ad un futuro con prezzi ben diversi da 0,01 – 0,06 euro a parola. Quando uno vuole imparare dagli altri, non va a cercare chi ha gli stessi problemi suoi, ma chi quei problemi nemmeno li conosce, oppure li ha già risolti, oppure spiega come si risolvono. Quindi, soprattutto all’estero, dove il freelancer è un concetto ben radicato.

Salterà all’occhio che non nomino ProZ tra le possibili fonti internazionali. Non la cito. Perché oggi devo concludere che non posso oggi annoverarla tra le fonti internazionali autorevoli per quel che riguarda i corretti comportamenti imprenditoriali del traduttore freelance. Se lo fosse stata, oggi l’avremmo festeggiata, non criticata.

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{ Iniziare, nella pratica

1. Iscriversi a ProZ, ma facendovi i conti vostri. Se vedete tariffe che vanno da 0,01 a 0,10, state tranquilli che quella più corretta non si trova al centro, ma sopra!

Ricordatevi che la trattativa col cliente inizia con la sua richiesta e il VOSTRO prezzo per quella richiesta. Poi vi accordate; non all’incontrario. Ne consegue che dovete partire con un prezzo che vi consente di fermarvi su uno leggermente più basso.

Ci sono altri siti come ProZ che troverete in giro per la rete e sulla pagina LPT.

Tuttavia, ProZ ha un’utilità enorme e gratuita: inserirvi n vostro profilo, a prescindere dalle critiche.

Questo profilo deve tirare fuori TUTTA LA VOSTRA ORIGINALITA’. Un professionista fa "concorrenza" agli altri con le proprie competenze, non con i prezzi che dovrebbero essere bene o male tutti "uguali".

2. Iscriversi a Langit e a qualche lista straniera (delle lingue con cui lavorate)

3. In base al profilo, creare un CV. NON UN CV DA DIPENDENTI!!!!!!!!!!! Se vi proponete come "liberi" professionisti, non state cercando un lavoro fisso. Mettetevi nell’ottica di chi vuole essere "pescato" dalla vasca con migliaia di pesciolini rossi; dovete essere talmente diversi da essere notati!
Al massimo 2 cartelline, niente tariffe altrimenti in fondo + la legge della privacy

4. Create un blog. Scriveteci. SCRIVERE è la vera competenza di un traduttore. Scrivere nella propria lingua quindi in modo semplicemente perfetto. I blog vengono trovati facilmente da google e altri mr, i siti di meno.

5. Clienti – Se volete cliente diretti e vivete in una città grande e avete ben chiaro in quale settore esattamente riuscite a garantire un lavoro professionale (quindi con l’aiuto di esperti – quelli che conoscono il settore e altri che sanno scrivere), io cercherei di capire quali siano le aziende o i clienti nella vostra zona che potrebbero avere interesse. Biglietti da visita con i dati – tutti – di contatto + la combinazione linguistica – Non credo sia facile "entrare" in queste aziende, ma provate a capire il loro network. Dove si incontrano? In quali bar? Feste? Fiere? Congressi? Chi sono i loro fornitori magari? Penso ad un tribunale, per il giuridico: ci sono sempre i bar e le hall dove gli avvocati si incontrano. Riflettete sulle vostre personali conoscenze: parenti e amici. Parlate letteralmente con tutti delle vostre intenzioni. Prima o poi arriva una segnalazione!

6. Cercate un altro lavoro, possibilmente fisso, ma non importa. Conta l’esperienza e anche un lavoro porta a fare altre conoscenze. Possibilmente un lavoro organizzativo, dove si impara a prendere decisioni rispetto a problemi, trovare soluzioni. Continuate nel frattempo a guardarvi intorno per qualche traduzione.

7. Calcolate che il giorno in cui aprite una P.IVA è bene avere i soldi da parte per "almeno" due anni…di vita. Oppure dei genitori o altri disposti a mantenervi. Mettete da parte tutto quanto, per le tasse e per iniziare a stare sui vostri piedi il giorno in cui finisce il mantenimento. Qualunque cosa guadagnate con p.IVA, mettete via la metà degli incassi. Il 40% per le tasse, altro per un salvadanaio. Queste sono cose che potete chiedere a qualunque commerciante, loro ragionano tutti in questi termini…

8. Ho dato per scontato che possedete un computer + internet. Iniziate a scaricare programmi CAT gratuiti per capire come funzionano. Comprate un programma di contabilità tipo TS3000. Iniziate a conoscere FTP, programmi di posta elettronico, prendete un proprio dominio (25 euro all’anno) per un indirizzo email professionale (riflettere molto bene sul nome, nel nome può esserci già un’indicazione della vostra professione).

Frauke

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