Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘agenzie’ Category

{Scenario:

Il traduttore cura la traduzione per il cliente di un’agenzia.

Il revisore interno del cliente, revisionando, corregge qualche termine tecnico e introduce diversi errori linguistici in un testo che non ne conteneva.

Il traduttore accetta i termini tecnici, ma fa notare gli errori linguistici all’agenzia.

Risposta dell’agenzia: il cliente “lo vuole così”.

Solitamente io rispondo: il vostro cliente è competente sul suo terreno, io sul mio. Il cliente si deve limitare al suo terreno: i termini tecnici. Il cliente dovrà quindi accettare che io non accetto i suoi errori linguistici.

In un caso ho scritto una lettera che ho pregato all’agenzia di trasmettere al cliente, il quale si è scusato in modo diretto (!) riconoscendo i confini del suo e del mio territorio. (Si trattava di un’azienda con la quale me lo potevo permettere perché mi aveva selezionata lei stessa.)

In altri casi ho spiegato la questione territoriale all’agenzia, la quale l’ha capita e trasmessa e ha trovato il cliente immediatamente d’accordo (e questo nonostante il fatto che la versione “rivista” dal cliente fosse già stata “validata”).

In un caso abbiamo trovato un cliente cocciuto che ha preferito pubblicare dei testi con un livello linguistico da scuola media nonostante un mio rapporto dettagliato e preciso su tutti i “suoi” errori grammaticali, ortografici e stilistici.

In un solo caso ho perso l’agenzia come cliente con questo discorso sulla questione della competenza territoriale.

Inventandosi sistemi di revisione che aprono la porta territoriale dei traduttori che dovrebbe rimanere ermeticamente chiusa perché appartiene per l’appunto a chi è competente esattamente là dove il cliente non lo è, gli intermediari, le agenzie “di traduzione”, altro non fanno che consentire ai loro clienti di danneggiare se stessi (oltre a far saltare i nervi ai traduttori). “Se lo vuole lui, un testo pieno di errori, affari suoi”.  In altre parole, prima fanno l’errore di spalancare al cliente la porta di una competenza che non gli compete, e poi, quando il cliente fa dei danni a se stesso, se ne lavano le mani.

Tuttavia, sostenere che a noi traduttori non resta che “accettare” queste pessime pratiche, non è corretto. Opporsi con fermezza a questa invasione di territorio, significa riguadagnare territorio. Significa (far) rispettare il concetto che il nostro mestiere ha dei confini di competenza che gli altri devono rispettare, data l’esigenza di competenze che loro proprio non hanno.

Quando si mette un palo di “confine” – fino a qui puoi arrivare e non oltre – chi si ferma, ti rispetta di più. Vale per me, traduttrice, ma vale altrettanto per chi gestisce un’agenzia.

Frauke

Annunci

Read Full Post »

{Crowdsourcing all’italiana del Ministero italiano per i Beni e le Attività culturali

The organisators of the FB-page of this important ministry have recently created a still ongoing crowdsourcing project. Very modern spirit, you would say. The problem is that they are inviting their more than 21 thousand Italian mothertongue fans to write a slogan in English for the promotion of the (future) English MIBAC-page. Ok, between their fans there may be some foreigners and between them some English natif speakers.

Personally, I do not want to discuss the crowdsourcing solution in itself, but at this level – to promote a ministery in the world – you should use it at least in an intelligent way. I do not even want to know in this very moment why the ministery did not create a page in FB directly written in English. Money problems as we are all struggling with, I suppose.

And ofcourse some Italian natif speaker accidently could find a good slogan. We do’nt know – they did not answer this question – if the slogan that will be choosen will be valuated by a payed or unpayed English mothertongue writing expert. And it could also actually happen that some English speaking people participate and find something nice.

What is totally and obviously wrong in the application of this modern marketing method, is the complete lack of reasoning about the risks of adressing an Italian speaking crowd to write a slogan directly in a language which is not their native language. Any riskfree solution should have included automatically English natif speakers. Payed or not.

We have suggested directly on the page that the administrators should invite their Italian fans to write an Italian slogan that the Ministery or it’s marketing office can outsource to a translator or another expert English copywriter or other writing expert. We did not even get an answer on the page itself. Today they repeated, in Italian ofcourse as they are adressing an Italian public, their invitation to post “slogans written in English“. To ignore the critics or serious questions in the one place on the web where you run – per definition – a dialogue with your fans is another professional error for who is using social network for marketing purposes. Even a fatal error.

Some months ago, the “Ministero per il turismo” has done the damage of http://www.italia.it before we could react. Now we can tell them directly what we think about these kinds of risky and unprofessional decisions regarding global promotion of this – our – country: here.

Frauke

Disclaimer: I am totally aware of the poorness of my badly written English.

Read Full Post »

{ Supponiamo che sei un traduttore italiano. Traduci dallo spagnolo e dall’inglese. In quale lingua fai pubblicità per la tua attività?

In Italia ci sono moltissime agenzie di traduzione che vendono tantissime traduzioni da una lingua straniera in italiano. Sono veramente tante e il lavoro – a sentire loro – è molto. Tanto che per l’appunto queste agenzie "offrono" ai traduttori loro fornitori, i “loro” prezzi che dovrebbero invece essere stabiliti prima di tutto da quei fornitori stessi. La collaborazione tutta, dovrebbe essere il risultato di una negoziazione. Invece di negoziare, queste agenzie usano proprio il ricatto della “tua” concorrenza: “ci sono tremila colleghi tuoi là fuori pronti ad accettare il “nostro” prezzo”.

D’altra parte, se esistono tutti questi concorrenti, significa che la domanda per traduzioni in italiano, in Italia, è veramente grande. Significa che almeno una parte di quella domanda è dirottabile su singoli traduttori. Potresti quindi decidere di farti pubblicità in italiano, offrendoti alle aziende italiane.

Tuttavia, questo significa metterti in concorrenza con le moltissime agenzie italiane, di cui una bella fetta già da tempo sta offrendo ai clienti finali (le aziende italiane in questo caso) dei prezzi al di sotto del prezzo "normale" che deve chiedere un qualsiasi singolo professionista per continuare ad essere libero e autonomo. Questo si ripercuote sia sulle scelte che fanno queste agenzie rispetto ai propri collaboratori che devono accontentarsi di prezzi ancora più bassi (più o meno la metà), sia sul mercato delle traduzioni in generale. Trovare aziende (piccole e medio grandi) italiane sicuramente non è impossibile, ma la concorrenza “dei prezzi” fatta dalle stesse agenzie italiane (oltre a quella dei “colleghi” che insistono a fare concorrenza sui prezzi) è alta. 

Prima di prendere certe decisioni, bisogna anche riflettere seriamente su una frase che si sente spesso dire dai propri colleghi (o futuri colleghi). "Ho molto lavoro". "Sto lavorando dalla mattina alla sera". Attenzione. "Lavorare molto" o "lavorare dalla mattina alla sera", non significa automaticamente "guadagnare (molto)". Anzi. Nella maggioranza dei casi dei traduttori italiani che lavorano soprattutto con agenzie italiane, solitamente questa frase significa che "lavorano" molto ma guadagnano “poco”. Così poco da aver creato per l’appunto l’immagine del traduttore sgobbone che non può manco permettersi di andare in ferie.

Vuoi lavorare molto e guadagnare poco o vuoi lavorare e guadagnare decentemente? Con quali clienti si può "lavorare" e "guadagnare" allo stesso tempo? Con i clienti diretti italiani, ma anche con quelli stranieri. E con molte agenzie straniere. Non con le agenzie italiane, se sei un traduttore italiano e se non sei iperspecializzato o non hai un potere (e una capacità personale!) di negoziazione particolarmente forte.

Anche i clienti esteri (quelli che parlano la lingua da cui tu traduci) sono di due tipi: diretti e agenzie. Inoltre ci sono moltissime agenzie in molti paesi che NON parlano la lingua che tu traduci, ma sono abituati ad esprimersi in inglese.

Ogni cliente straniero, contrariamente a quanto succede in Italia, sa perfettamente che un traduttore traduce e scrive solo nella propria lingua madre. Non si aspetta che ogni mail o blog di chi ha imparato la sua lingua sia un capolavoro letterario. Tuttavia, una presentazione seria deve essere professionale. Se hai la certezza di scrivere bene nella lingua straniera, la scrivi tu. Altrimenti la fai tradurre. Come investimento è veramente il minimo, per chi vuole presentarsi come professionista. E non corri il rischio di fare la figuraccia che fanno le  tante agenzie nel mondo che fanno tradurre i loro siti “risparmiando sui costi della traduzione”, pubblicando poi le idiozie che noi traduttori denunciamo giornalmente.

Con una traduzione in inglese ti rivolgi praticamente a “tutti” i potenziali clienti esteri – a meno che la tua lingua di lavoro non appartenga ad uno di quei paesi come l’Italia, dove l’inglese (e le lingue straniere in generale) ancora non fa parte della cultura giornaliera aziendale perché l’educazione dei bambini alle lingue straniere ancora non è radicata come lo è invece altrove. Ma l’inglese è sicuramente la lingua mondiale delle agenzie di traduzione estere.

Di sicuro una pagina di presentazione scritta nella lingua dei tuoi potenziali clienti, è percepita come una grande cortesia, a prescindere dal fatto che quel cliente parli o capisca anche l’inglese. Inoltre, offrire una collaborazione in cui il cliente possa sempre esprimersi nella propria lingua, è indubbiamente un valore aggiunto del singolo traduttore rispetto alle agenzie che per ovvi motivi non possono offrire ogni volta un interlocutore che parla la lingua del cliente ;>))

Frauke

Read Full Post »

{Aggiungere valore traducendo e doppio marketing di chi scrive traducendo

Tempo fa avevo fatto una traduzione per conto di un’agenzia, di alcuni testi pubblicitari ma anche tecnici. Il prodotto descritto, ma soprattutto la storia di questa piccola azienda italiana, aveva finito per appassionarmi. Consegnando, ho descritto all’agenzia le scelte che avevo fatto traducendo, per ottenere che questo prodotto fosse accolto positivamente anche in Olanda, oltre che in Belgio.

L’agenzia ha comunicato al suo cliente il mio commento. Appena ha avuto bisogno di un’altra traduzione, lo stesso cliente ha comunicato esplicitamente all’agenzia di condividere le mie scelte. Oggi ho consegnato i suoi nuovi testi, ringraziando l’agenzia per la perfetta collaborazione e raccontando loro con due frasi quale metodo applico a queste traduzioni in modo che possano comunicarlo al loro cliente, come quello precedente.

Mestiere di scrivere

Il metodo di cui parlo è la scrittura per il web, descritta in Mestiere di scrivere di Luisa Carrada. Pur essendo limitate le applicazioni per chi traduce – si deve pur sempre tener conto del modo in cui è stato composto il testo originale – questo metodo aggiunge valore al servizio fornito dalla mia agenzia al suo cliente, ma anche al mio rapporto con l’agenzia.

Uno dei difetti di noi traduttori classici, è che diamo per scontata una serie di qualità nostre e dei nostri testi, dando anche per scontato che vengano riconosciute e perfino apprezzate dai nostri clienti. Lavorando soprattutto con agenzie, non è chiaro chi esattamente dovrebbe riconoscere o apprezzare: l’agenzia o il cliente finale?

Dare per scontato è fare un doppio sbaglio: fare marketing è rendere esplicite, non le proprie qualità, ma le proprie risposte alle esigenze dei clienti che loro non sanno neanche di avere. Le agenzie sono aziende come tutte le altre. Ma la posizione che occupano in mezzo a noi e i clienti che usano i nostri testi, rende necessaria una doppia azione di marketing.

Fare marketing indirizzandosi alle agenzie, è rendere sia esplicite le risposte alle loro specifiche esigenze aziendali, sia quelle che noi traduttori condividiamo con loro rispetto ai loro clienti, utenti dei nostri testi tradotti: doppio marketing.    

Read Full Post »

{(prendendo spunto da una discussione tra traduttori e agenzie sulla pagina dei traduttori in facebook)

Tra i concetti imprenditoriali con cui un freelance deve tener conto, c’è quello del “mercato di riferimento”. Chi inizia un’impresa (autonoma o no), cerca di capire in quale tipo di mercato si sta inserendo. Poi decide come comportarsi rispetto a questo suo mercato di riferimento.  L’agenzia non è l’unico cliente a cui un traduttore può vendere le proprie traduzioni. Ma se sceglie le agenzie, deve tener conto del fatto che ognuna di loro ha un comportamento più o meno coerente con il proprio mercato di riferimento. La scelta fatta da un cliente agenzia/impresa può combaciare con la nostra oppure no. Non devono necessariamente combaciare, ma per un rapporto sereno, senza pentimenti, lamentele e critiche da parte di nessuno, è bene rendersi consapevoli innanzitutto delle proprie scelte e poi di quelle delle agenzie con cui si lavora (o non si vuole lavorare di conseguenza).

E’ ovvio che l’agenzia che guarda principalmente i prezzi della concorrenza, ossia i prezzi che le imprese sono abituate a pagare (o si aspettano di pagare) per “le traduzioni”, non può fare diversamente che 1) scendere sotto quei prezzi, 2) adeguarvisi o 3) non scostarsi troppo da essi (oppure scegliere una combinazione). Di conseguenza, questa decisione implica scegliere i propri fornitori basandosi principalmente sui loro prezzi, semplicemente perché la maggioranza dei prezzi di acquisto delle traduzioni dovrà aggirarsi intorno alla metà del prezzo di vendita. Dovranno poi giocare con le differenti tipologie di testi, clienti e prezzi di acquisto per riuscire a differenziare i loro prezzi di vendita in modo da garantirsi un fatturato costante.  

Avendovi partecipato solo due titolari di agenzia, dalla discussione può sembrare che scendere sotto, accostarsi a e non discostarsi troppo dai prezzi dei concorrenti,  sia l’unica scelta possibile per un’agenzia. Non è così. Alcune delle agenzie con cui lavoro, hanno scelto consapevolmente di concentrarsi sulla qualità del prodotto e del servizio che vogliono offrire e sui prezzi chiesti dai fornitori. L’accento è sul vendere, garantire e cercare qualità. La collaborazione con queste agenzie non si verte mai sul prezzo, bensì sul modo di lavorare e di collaborare. I limiti posti ai prezzi non sono i prezzi della concorrenza, ma del cliente nello specifico, o del suo problema nello specifico.

Nel corso degli anni ho collaborato con moltissime agenzie che hanno fatto scelte molto diverse tra di loro. Ci sono due estremi: il prezzo da una parte e la qualità del servizio dall’altra.  Lavoro con una sola agenzia italiana che si concentra esclusivamente sulla qualità del servizio. Tutte le altre combinano le due possibilità. Ma dato che tutte le agenzie, senza eccezione, dichiarano nella loro pubblicità (siti)  di lavorare “solo con la qualità”,  non sempre è possibile per chi acquista o le deve scegliere come clienti,  capire in anticipo quali scelte esattamente sono la vera base della loro politica aziendale.

Per poter capire e scegliere, bisogna prima di tutto stabilire quali sono i propri principi secondo cui si vuole lavorare e guadagnare. Clienti con comportamenti che discostano troppo da quelli, è bene eliminarli al più presto.  In secondo luogo, bisogna necessariamente sperimentare. Chi come me lavora con molte agenzie italiane, scopre presto che in realtà la grande varietà nasce dal costante conflitto tra la loro paura dei prezzi della concorrenza e il desiderio di offrire vera qualità.  Se dovessi tener conto di questo loro conflitto personale, avrei chiuso anni fa con questa attività o sarei andata a cercare clienti solo all’estero.

Non ne tengo conto a livello della mia attività da traduttrice freelance, ma noto per esempio lamentele, sia in pubblico che in privato, rispetto ai comportamenti “poco professionali dei traduttori”. Queste agenzie si  dicono “puntuali e affidabili” e pretenderebbero di voler trovare la stessa puntualità e sicurezza, ma non sono disposte a capire che concentrandosi sul prezzo “dei concorrenti” , si precludono di poter lavorare con prezzi di acquisto diversi, perché dovrebbero accettare il principio del nesso tra prezzi e comportamenti

Sperimentare questo nesso,  implica essere disposti a  rischiare, oltre che  “eliminare”  i collaboratori con comportamenti che non corrispondono a quelli desiderati.  Rifiutando il rischio, il clima di base diventa quello della “sfiducia”  nei confronti dei propri collaboratori, che molte agenzie italiane combattono sostituendosi alla competenza dei loro traduttori, pur non essendo affatto né traduttori, né freelance. Tradurre per le aziende è una competenza che l’imprenditore non ha. Far quadrare i conti da freelance, è cosa ben diversa da far quadrare i conti da imprenditore: l’imprenditore agenzia compra e rivende una traduzione. Un freelance produce la traduzione che vende.

E’ questo clima di fiducia/sfiducia che in sostanza rende diversa la collaborazione con molte agenzie estere da quella tipica italiana: un traduttore vi ottiene i prezzi di cui ha bisogno per poter produrre, ma soprattutto percepisce nel rapporto che il suo cliente agenzia raramente si sostituisce alla sua specifica competenza del traduttore. Questo non significa tuttavia che “tutte” le agenzie estere hanno questa caratteristica. Così come non significa che in Italia non è possibile costruire il rapporto che si desidera avere con un cliente agenzia o che quel cliente agenzia non possa avere una nicchia di mercato in cui rientra il tuo prezzo.   

Frauke

Read Full Post »

{ Ieri ho sentito fare un ragionamento che, insieme ad altri, chiarisce perché i traduttori italiani ottengono (da sempre) prezzi più bassi dalle agenzie italiane che all’estero e come (e perché) le agenzie stanno facendo di tutto per mantenere lo status quo:
——————————————————————————————–

"l’agenzia (agisce come) interinale (e) stabilisce un prezzo, fornisce il servizio al loro cliente e trova noi."
"C’è da dire che le agenzie – come noi – passano molto tempo a fare preventivi poi respinti dal cliente in base a un budget tagliato anche per ignoranza di cosa significa tradurre. "
——————————————————————————————————
Un traduttore che ragiona in questi termini, considera se stesso in una posizione di dipendenza (=inferiore) rispetto al "lavoro che gli trova l’agenzia" si "sente il dovere" di "dover sentire" "gratitudine" all’agenzia.

Prendete atto del fatto che siete in troppi a fare questo ragionamento sbagliato; in troppi vi siete messi nell’ottica di dipendenza dalle agenzie italiane.

Con ragionamenti di questo tipo, si mischiano una serie di sentimenti che inquinano ogni ragionamento corretto: vi "preoccupate” degli affari della "vostra" agenzia" a scapito dei vostri interessi e quindi non tentate nemmeno di ottenere il prezzo giusto.

Inoltre, l’agenzia fa leva su questi e su altri sentimenti che intuisce nei propri "collaboratori" con frasi di questo tipo: "i tuoi colleghi lavorano con questi prezzi." "questi sono i prezzi del mercato"; "con quel prezzo non troverai lavoro da nessuna parte".

Tutto questo per ottenere e lasciare che i soldi che normalmente spettano al suo collaboratore, defluiscano nelle tasche dell’agenzia.
Il tipo di rapporto interpersonale che si stabilisce con un cliente qualunque, deve essere pulito da tutti i sentimenti tranne che uno:

"la soddisfazione".

Quello il sentimento da ottenere da una collaborazione, da una negoziazione. Mi devo sentire soddisfatto, l’altro si deve sentire soddisfatto. 

Come si ottiene questo stato di equilibrio?

Facendo uscire innanzitutto i sentimenti tutti, quindi agendo soltanto con razionalità, ma soprattutto, facendo uscire tutti quei sentimenti empatici che sono abbastanza "tipici" per la categoria umana dei traduttori: quelli che "sentiamo al posto dell’altro".
Sono i sentimenti empatici (o sostitutivi) che generano in noi dei sentimenti che ci trascinano a non essere più razionali, e quindi, a lavorare con dei prezzi che sono vantaggiosi per i clienti, ma  decisamente dannosi per noi stessi.

Il rapporto interpersonale in cui è in equilibrio la soddisfazione di entrambe le parti, è professionale.
Per mantenere quell’equilibrio, deve essere per forza in equilibrio anche il rispetto reciproco; non può esserci subordinanza, né reale, né finta.

Credo che sia abbastanza chiaro che non è professionale né il comportamento di un freelance che si lascia guidare da sentimenti, di qualunque tipo siano, né quello dell’agenzia che abusa dei sentimenti dei suoi "collaboratori" per ottenere da loro che "regalino" a lei i loro soldi. Eppure questo esattamente quello che sta succedendo.
L’abuso non esiste senza il relativo comportamento della vittima. Sono "non" professionali, scorretti, entrambi. Non è peggiore l’abuso del comportamento della vittima, né vice versa. 
Tuttavia, perché è logico che "io traduttore" devo per primo diventare razionale (e quindi professionale)? Perché è illogico aspettare che lo facciano gli altri? Perché è illogico accusare gli altri e non cambiare per primi noi?

Perché, "io traduttore", sto male: non guadagno quello che devo guadagnare (lavoro troppo eccetera). Quindi, dato che ho il diritto di stare bene (sentirmi bene mentre lavoro e con il mio lavoro), ho il dovere verso me stesso di cambiare, di trovare una soluzione, di fare in modo da stare bene, IO.
Perché l’altro, che sta bene come sta, non ha nessun interesse a cambiare il proprio comportamento, quindi ce lo devo costringere.
Vi assicuro, che, nel momento stesso in cui ci si mette nell’ottica corretta – l’unica ottica corretta esistente – del rapporto professionale tra collaboratore e cliente, l’altro smette quasi istantaneamente di comportarsi in modo non professionale (irrazionale, usando argomenti irrazionali). 

L’unico argomento che serve è : "sotto questo prezzo io non vivo decentemente, quindi non posso garantire traduzioni di qualità professionale. " Questa frase va usata, ripetuta, comunicata, fino a quando non ce ne sarà più bisogno.

Certo, nella situazione in cui siamo, con dei prezzi a cui mancano moltissimi euro a quel minimo di 18-20 euro a cartella, dovete essere disposti a _perdere_ clienti ed essere disposti a _cercare_ quelli che si comportano in modo professionale: magari anche loro non sono ancora abituati a sentirsi chiedere 18 euro, ma ce li portate nell’arco di due anni. Ecco perché in questa situazione è saggio rivolgersi ad agenzie straniere, non quelle di massa con sistemi automatizzati di fatturazione in cui diventate nuovamente dei numeri, ma quelle normali, serie. All’estero il calcolo e le attitudini professionali sono – in 95% dei casi – normalmente in uso e accettati da entrambe le parti. Ecco anche perché cercare clienti diretti, è un’altra valida tattica nella strategia di eliminare clienti non professionali. L’azienda NON linguistica, difficilmente usa tattiche irrazionali nella negozazione. La negozazione normale contiene fattori "irrazionali" ma non ne contiene di quelli abusivi.
Di marketing si può iniziare a parlare solo dopo aver assunto questa ottica corretta. Su questo stesso blog abbiamo conosciuto ultimamente qualcuno che è passato da cartelle di 9 euro a cartelle di 16 euro, di colpo…. E’ talmente agguerrita ora che ha capito, che il suo "marketing" viene di conseguenza e in modo spontaneo.
E diamo tranquillamente per scontato che di conseguenza anche le agenzie italiane si sentiranno semplicemente costrette a cambiare tattica, pena chiudere semplicemente.

Frauke

Read Full Post »

{1) I TRADUTTORI sono per l’85% TRADUTTRICI. Perché mai dovreste continuare a negare l’evidenza? Molto spesso quindi, un buon traduttore è in realtà UNA BUONA TRADUTTRICE!!!
2) LA TRADUTTRICE – tenetevi forti – ha gli stessi orari vostri e dei suoi colleghi maschi: dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18.
3) LA TRADUTTRICE molto spesso ha una famiglia. Come tutte le altre lavoratrici, la TRADUTTRICE rimanda al weekend tutto quello che non ha fatto durante la settimana: pulire, stirare, lavare, annaffiare, fare la spesa e anche molte altre cose personali di cui non avete idea. Avrebbe bisogno di riposare; invece manda a spasso gli altri membri della famiglia per poter fare tutto in santa pace. Mentre svolge le suddette faccende e altro, risolve i problemi del computer, emette fatture, si aggiorna, chiama le amiche, aiuta i colleghi e le colleghe. Lasciate in pace LA TRADUTTRICE mentre fa tutto ciò.
4) Incredibile ma vero, LA TRADUTTRICE deve guadagnare quanto i suoi colleghi maschi. È davvero sorprendente, ma anche LA TRADUTTRICE paga le tasse come lui. Inoltre compra da mangiare, paga la benzina, le scarpe e i vestiti suoi e degli altri membri della famiglia, e come se non bastasse, paga anche le bollette e il mutuo. Di conseguenza, una TRADUTTRICE che chiede lo stesso prezzo dei suoi colleghi maschi, non è ingorda o cattiva. Ha semplicemente fatto gli stessi conti.

meiklokjes - mughetti - lelietjes-van-dalen

 

5) Quando legge, LA TRADUTTRICE sta lavorando. Potete smettere di ridere, non è una barzelletta. Quando una TRADUTTRICE cucina leggendo un libro o una rivista mentre controlla i compiti dei figli o spiega al marito quale sia il cassetto in cui mette i suoi calzini da quando vivono insieme, la TRADUTTRICE sta LAVORANDO, anche se a voi non sembra.
6) Ribadiamolo una volta per tutte: LA TRADUTTRICE è una WONDERWOMAN come tutte le altre donne che conoscete. Nella sua veste di TRADUTTRICE, tuttavia, con i suoi miracoli risolve i VOSTRI problemi. Il fatto è che voi siete i suoi CLIENTI. Pertanto, i miracoli che la TRADUTTRICE fa per voi, hanno un COSTO!! Smettetela quindi di fingervi meravigliati, quando al posto del suo "prego, di niente", LA TRADUTTRICE vi presenta sia un prezzo che una fattura.
7) Per fare i suoi miracoli, grandi o piccoli che siano, LA TRADUTTRICE programma e pianifica come ogni altro essere umano, quindi anche come voi. Essendo una vera wonderwoman, le sue scadenze sono di importanza vitale per la buona riuscita dei miracoli fatti per voi. Se lo volete mettere in dubbio, lo fate a vostro rischio e pericolo.
8) Alle riunioni con gli amici o alle feste di famiglia LA TRADUTTRICE non ci va, ma quando ci va, LA TRADUTTRICE fa la mamma, la sorella, l’amica, la moglie e la mediatrice, quindi non confondetela con ulteriori richieste d’aiuto. Anche lei ha il diritto di non sentirsi TRADUTTRICE ogni tanto.
9) Contrariamente a quanto voi pensiate, la TRADUTTRICE ha un cervello che usa esattamente come voi e come lo usano i suoi colleghi maschi. Se la TRADUTTRICE dice che la vostra "traduzioncina" o "ricerchina", il vostro " riassuntino" o la vostra "listina in inglese per il ristorantino" richiedono tempo e concentrazione, sta dicendo semplicemente che hanno un costo come ogni altro suo miracolo. Non cascate dalla vostra sedia per una cosa che nel caso dei suoi colleghi maschi trovate perfettamente normale.
10) Il cellulare della TRADUTTRICE è uno strumento di lavoro come il vostro e come quello dei suoi colleghi maschi. Per favore, chiamatela solo quando non potete farne a meno. Al di fuori dell’orario del suo lavoro da TRADUTTRICE, per quanto cercate di metterlo in dubbio, LA TRADUTTRICE sta facendo altre cose e anche se raramente, è possibile che stia dormendo o facendo l’amore; è inutile quindi che vi indigniate.
11) LA TRADUTTRICE, pur essendo una wonderwoman, ha bisogno di tutto il tempo che ha concordato con voi. Le sue promesse non valgono meno delle promesse fatte dai suoi colleghi maschi. Inoltre, mandandole cinquanta messaggi di sollecito, state interrompendo cinquanta volte il suo lavoro e la sua concentrazione. Per quanto inusuale sia per voi, fidatevi: la TRADUTTRICE manterrà la sua parola, esattamente come i suoi colleghi maschi. Ma soprattutto, non scordatevi di pagare la fattura alla scadenza concordata con la vostra TRADUTTRICE.
12) Notizia straordinaria! LA TRADUTTRICE mangia, esattamente come voi, negli stessi orari vostri e dei suoi colleghi maschi. Per capire quali siano questi orari, basta regolarvi con la vostra fame. Da quel momento in poi, non chiamatela più. Cosa ancora più straordinaria, la TRADUTTRICE si stanca, negli stessi orari vostri. Regolatevi di conseguenza come sopra.
13) Non sono stati I TRADUTTORI a coniare il detto "chi più spende meno spende", ma LE TRADUTTRICI, nella loro veste secolare di amministratrici delle microaziende chiamate comunemente "famiglie". Quindi, ancora una volta, fidatevi.
14) Non inoltrate semplicemente questo messaggio a tutti i vostri amici, stampatelo, appiccicatelo al vostro computer e rileggetelo ogni giorno.
I benefici per voi e la vostra TRADUTTRICE saranno incalcolabili.

Frauke, revisionata qui da Aurelia Peressini; su fb da Sandra Biondo

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: